giovedì 14 luglio 2016

Pellaro. Con il paese dentro (la chiesa)






Abbiamo concepito, abbiamo sentito i dolori quasi dovessimo partorire: era solo vento; non abbiamo portato salvezza alla terra e non sono nati abitanti nel mondo.
 
La liturgia di oggi comprende questa frase di Isaia, che descrive in maniera eccezionale quella sorta di incapacità di creare vita che, in questa terra, nonostante il semplice eroismo di tanti, appare ancora evidente che in altri contesti.



Mi capita di leggerla in una chiesa (Santa Maria del Lume, Pellaro, Reggio Calabria) di cui ho già parlato perché è bella. Una piccola isola di senso. E sembra strano che in un luogo dalla natura bellissima ma (almeno in gran parte), irrimediabilmente deturpata nell’ultimo quarantennio, si sia progettata e costruita una chiesa così.



Quasi una nave appena attraccata che guarda ad oriente, con le grandi finestre che fanno entrare dentro il paese, con le sue case, compresi quelle in stile incompiuto calabrese, il mare, il già palazzetto dello sport, che di tanto in tanto ospita migranti, la malconcia stazioncina ferroviaria (che rimanda i pensieri alla tragedia pugliese di due giorni fa), i rumori e gli odori della vita quotidiana.

domenica 10 luglio 2016

Al Monastero della Visitazione di Ortì (Reggio Calabria)







 Lasciato alle spalle il centro della città, si comincia a salire per curve che attraversano una vallata di bellezza travolgente. La macchina va, ne incontri non più di due o tre in senso contrario, il cellulare non ha più campo, (il che ti sgomenta, perché fa un po’ impressione sentirsi potenzialmente persi ad ogni contatto), continui a salire, nel verde, tra cielo e mare. 





Quando arrivi, la bellezza ti fa mancare il fiato: per l’affaccio sullo Stretto, la Sicilia e la Calabria che quasi si toccano in un mare così immobile che quasi non appare liquido, sembra dipinto e per questo monastero di clausura che ha poco più di dieci anni (in questa sede; è stato costituito a Reggio a metà del 700), ma sembra antico, meglio: fuori dal tempo, semplice, austero, essenziale. C’è musica in chiesa: Mozart, Pergolesi, Hendel, al di là della grata scorre veloce il velo d’una suora, tutto è impregnato di silenzio. 




Mi viene da pensare che in un mondo che considera ormai superfluo il cristianesimo, un reperto inutile d’altri tempi, i cristiani potrebbero (dovrebbero?) ricominciare da tutta l’infinita bellezza (musica, pittura, poesia) con cui hanno irrorato i secoli.

martedì 5 luglio 2016

Dolore di Zeruya Shalev








Al centro di Dolore di Zeruya Shalev (tradotto da Elena Loewenthal e pubblicato da Feltrinelli; copertina tutta bianca con grande titolo nero) è Iris, quarantacinquenne israeliana, appassionata preside di una scuola sperimentale, un padre ucciso in guerra, sposata con due figli, un maschio dalla difficile infanzia e una figlia che, ormai donna, dà grandi preoccupazioni, un grande amore, giovanile, Eitan, rincontrato proprio nel momento in cui si rifanno sentire i dolori di un corpo che dieci anni prima è stato colpito da un attentato.

Dolore è un libro imperfetto, in particolare per lo squilibrio tra le parti principali del libro, l’amore per Eitan e il difficile tentativo di recupero del rapporto con la figlia vittima di un uomo molto più vecchio di lei.

Eppure, libro bello e vivo: per la ricca complessità del discorso interiore della protagonista, le modalità con cui la scrittura attraversa il dolore in un viaggio catartico, la fluente modulazione dello stile.

sabato 2 luglio 2016

Yves Bonnefoy a Nisida

 
Yves Bonnefoy a Nisida, 26 ottobre 2011


Nisida

Nisida, un rocher, un bruit de mer
À heurter, par gros temps, contre les rêves
De ceux qui dorment là, pieds entravés,
Yeux grand ouverts sur leur reste d’enfance.

Et plonger dans ce bruit, et y nager
Jusqu’à un autre monde. Nausicaa
Confiante et enjouée, sur le rivage... 
Aimez rêver! C’est une clef, quand manquent

Toutes les autres clefs des portes de soi,
Celles que naître mal a faites de fer.
Car rêver, c’est beauté qui cherche à etre

Et beauté c’est aimer, c’est vérité
Qui vous prendra dans ses bras, même ici
Où désirer, c’est un peu être libre.

Yves Bonnefoy


 
La copertina disegnata da Cecilia Latella di Racconti per Nisida, isola d'Europa


  
 NISIDA


Nisida, una roccia, un rumore di mare
A urtare, col maltempo, contro i sogni
Di quelli che dormono lì, piedi bloccati,
Occhi spalancati sul resto d’infanzia.

E tuffarsi in quel rumore, e nuotarci
Fino a un altro mondo. Nausicaa
Fiduciosa e gaia, sulla riva... 
Amate sognare ! È una chiave, quando mancano

Tutte le altre chiavi delle porte di sé,
Quelle che il nascer male ha fatto di ferro.
Poiché sognare è bellezza che cerca di essere

E bellezza è amare, è verità
Che vi prenderà tra le sue braccia anche qui,
Dove desiderare è già come esser liberi un po’.

                                                           Yves Bonnefoy

Traduzione di Valeria Cacace


 
Bonnefoy a Nisida con Valeria Cacace

Tra i tanti incontri forti che mi è capitato di fare a Nisida, finché memoria mi aiuterà non dimenticherò quello con Yves Bonnefoy (http://conchigliette.blogspot.it/2012/02/insegnare-nisida-appunti-di-didattica.html): un paio di ore in cui chi c’era ha toccato con mano che cos’è la poesia, chi è un poeta.

Ma un’emozione più intensa – di quelle che fanno tremare le gambe e seccare la gola – mi è toccata qualche mese dopo, quando mi ha telefonato Valeria Cacace.

Valeria, che aveva fatto da interprete a Bonnefoy durante la sua visita a Nisida, mi comunicava che il grande poeta le aveva inviato una poesia per noi, incaricandola di venire personalmente a Nisida a leggerla ai ragazzi e che potevamo utilizzarla per il libro che stavamo allora preparando Racconti per Nisida, isola d’Europa e in qualsiasi altro modo ci sarebbe parso opportuno.

Da allora, quella poesia è rimasta anche alle pareti dell’aula Dinacci, a ricordare quello che Bonnefoy ci aveva detto, ovvero che la ricerca della libertà passa attraverso lo studio e che “solo attraverso le parole può essere compreso il vero senso della vita”.


Bonnefoy a Nisida. Dietrro di lui Fabio Scotto, curatore del Meridiano sul poeta francese
 
Bonnefoy a Nisida. Alla sua destra, Valeria Cacace, Silvio Perrella, Patrizia Rinaldi
Bonnefoy a Nisida. Alla sua sinistra, la poetessa Maria Grazia Calandrone
Bonnefoy a Nisida legge un numero di Nisida News dedicato alle poesie scritte dai ragazzi