In
bocca al lupo e buon cammino a I Nisidiani, documentario di Riccardo Brun sul
lavoro fatto da alcuni autori all’interno del Laboratorio di Scrittura di
Nisida, presentato in questi giorni al festival di Venezia e che verrà in
autunno trasmesso dalla Rai. Queste note sono per chi mi ha chiesto notizie su
quel progetto.
Premessa
Ho iniziato a insegnare a
Nisida nell’ottobre del 1984; nella primavera successiva, ovvero a (quasi)
conclusione di quel mio primo anno scolastico nell’Istituto, abbiamo pubblicato
un primo libro di scritti di ragazzi. Si intitolava Voci da un carcere minorile ed era stato stampato nell’allora
laboratorio di grafica dell’IPM. Negli anni seguenti vennero pubblicati un
altro volume di Voci da un carcere
minorile, un giornale, Nisida News, raccolte
di poesie, di testi teatrali e su argomenti particolari (per esempio il calcio
e la droga) e furono realizzati due Fotoromanzi.
La scrittura, quindi, è stata sempre una linea portante del mio lavoro a
Nisida, insieme alla lettura e a tutto ciò che concerne diritti e doveri del
cittadino. Il cosiddetto Laboratorio di
Scrittura è nato nel 2009 e è rimasto in attività (da me curato) fino a due
anni dopo il mio pensionamento, ovvero fino al 2021.
Il
laboratorio di Scrittura
1. Quello che
ufficialmente è definito Laboratorio di Scrittura si radica in
tutta la precedente esperienza e, in particolare, si inserisce in un progetto
complessivo d’Istituto, Nisida come Parco
Naturale e Letterario, derivato
in parte da una ricerca che mi ha occupato per molto tempo, ovvero raccogliere
quanto scrittori e poeti, da Omero ai contemporanei, hanno scritto su Nisida. A
metterlo in moto tre circostanze. La prima riguarda la positiva esperienza,
realizzata per i due Fotoromanzi, di
uno specifico gruppo di lavoro, costituito insieme di ragazzi e ragazze che
avevano liberamente scelto di far parte di tale attività (non obbligatoria,
quindi, come la normale attività didattica), poi riprodotta nel Laboratorio. La seconda concerne la buona
reazione dei miei allievi a una sorta di esperimento, successivo al positivo impatto
che avevano avuto alcuni sporadici incontri con scrittori, tra cui Diego De
Silva e Ornella Della Libera. Avevo, cioè, chiesto ad alcuni autori napoletani
un loro testo, li avevo raccolti in un libricino intitolato C’è chiave e chiave e altre storie e
avevo osservato che i ragazzi avevano reagito con interesse al racconto più
vicino alla loro esperienza (quello di Mario Gelardi). La terza riguarda l’emozione
forte suscitata nei ragazzi e nelle ragazze dalla rielaborazione di Riccardo Brun
di un lungo testo di una mia allieva, prima raccolto in un numero speciale di Nisida News, in un monologo teatrale, Conversazione con Hugo Pratt.
2. Ho ipotizzato, quindi, un
lavoro di scrittura in cui dei professionisti della parola si mettessero a
servizio dei ragazzi per riordinare in racconti letterariamente accettabili
quanto i ragazzi stessi via via avrebbero scritto. A parte pochissimi che hanno
rifiutato, tutti gli autori interpellati hanno risposto positivamente. Nel
corso degli anni sono stati in trenta ad alternarsi, alcuni per poco altri per
tutto il tempo o quasi. Mi sono rivolta ad autori noti (pochi: qualcuno dei
noti non era disponibile), i più non particolarmente conosciuti o quasi ignoti
(tanti hanno acquisito o accresciuto notorietà nel corso degli anni), scrittori,
giornalisti, poeti; per il primo volume anche qualcuno senza particolari titoli
se non la vicinanza al lavoro complessivo di Nisida; di varie tendenze, con
visioni diverse sulla scrittura, sulla società e, in generale, sulla vita. Ho
trovato un editore disponibile a pubblicare gratis, senza fini di lucro, e che
mi lasciasse la totale libertà sul testo, prima in Mario Guida, poi in Caracò e
successivamente in Diego Guida. Questa scelta, per me essenziale, non è stata
condivisa da alcuni autori che avrebbero preferito puntare ad un editore di
maggior peso.
Tutti gli autori hanno
dato il meglio di sé a Nisida – e ne sono grata. Al di là delle capacità
“professionali”, saltava agli occhi, fatto salvo qualche caso isolato, la
diversa modalità di approccio con i ragazzi/e ristretti degli autori e delle
autrici: più tesi, preoccupati, talvolta spaventati gli uomini, più tranquille
e serene le donne. Di fronte alla sofferenza dei ragazzi in carcere,
l’ancestrale tendenza all’accudimento e alla cura rendeva la relazione più
facilmente “naturale” alle autrici.
3. Ogni anno ho scelto un
tema (i primi tre sull’isola che ci ospitava, poi sui ragazzi che la abitavano,
sulle loro esperienze, idee, sentimenti, prospettive) che ogni autore ha svolto
come preferiva. In generale, ogni autore ha incontrato i ragazzi per due o tre
volte e, sulla base degli scritti dei ragazzi e sulle suggestioni derivate
dalle conversazioni, ha elaborato un racconto. Ogni incontro è stato preceduto
e seguito da ore e ore di lavoro col gruppo di ragazzi e ragazze facenti parte
del Laboratorio. Lavoro che ho svolto
con la più che preziosa collaborazione di Adele Micillo e, negli ultimi anni,
con l’appoggio di Anna Zazo. Il momento più bello di tutto il lavoro è sempre
stato quello della lettura in aula del racconto di ogni autore, quando i
ragazzi e le ragazze con i fogli dei loro elaborati in mano, cercavano il nome,
la parola, la frase del loro testo che l’autore aveva ripreso nel suo testo. A
seguire, il momento in cui il libro, appena pubblicato, veniva distribuito ai
ragazzi/e coautori. La messa in scena, spesso in forma di Reading dei racconti (con
la guida di Veria Ponticiello), ha fatto diventare alcuni dei racconti stessi
una sorta di humus culturale per tutti i ragazzi/e di Nisida.
4. Negli 11 volumi
pubblicati, ci sono racconti che possono essere valutati per lo meno non
inferiori a quanto di meglio negli stessi anni la narrativa italiana ha
prodotto. Mi auguro vivamente che l’editore Guida o altro editore ne faccia una
collezione da poter mettere, nel breve periodo, sul mercato. Visti dall’angolo
di visuale del gruppo dei ragazzi/e, i racconti migliori sono stati quelli che
più fedelmente e integralmente hanno riprodotto quanto scritto e/o avvenuto in
classe. Sono stati quei racconti (ne ricordo, in particolare, alcuni di Daniela
De Crescenzo e Antonio Menna) a costituire il senso preciso di tutto il lavoro:
la scrittura di ciascuno, la rielaborazione di un professionista delle parole
tale da far diventare gli elaborati dei ragazzi la scrittura di tutti loro: uno
specchio in cui ciascuno poteva riconoscersi e, nello stesso tempo, un
promemoria inviato all’esterno: ecco chi siamo davvero, noi ragazzi/e di Nisida
fuori da ogni cliché. Degli 11 volumi, uno è scritto quasi completamente da ragazze
e ragazzi: segno che il Laboratorio ha inciso non solo nella loro quotidianità,
rendendo meno routinarie alcune ore, ma nel loro immaginario.
5. Il dodicesimo volume
pubblicato è stato un Romanzo, in cui autori che nel tempo erano diventati una
sorta di gruppo stabile del Laboratorio,
hanno riversato molte delle esperienze fatte negli anni. Il romanzo è costato
ore e ore di lavoro, di riflessioni, di scritture e riscritture a sette mani;
un’operazione culturale di rilievo, con poche esperienze equivalenti. Non è il
libro di cui io sono più soddisfatta. Gli autori hanno optato per un intreccio
romanzesco classico, in terza persona, con una trama lineare che si svolge a
teatro. Mi è sembrato giusto che gli autori si esprimessero come ritenevano opportuno,
ma non è quello che avrei voluto e che avevo programmato. Io avevo pensato ad
un romanzo di racconti sul genere di Olive
Kitteridge, con protagonisti (naturalmente con le necessarie modifiche, e facendo
confluire tanti ragazzi in un solo personaggio) gli stessi ragazzi e ragazze
del Laboratorio, ognuno protagonista
di un racconto e comparsa negli altri. Avrei preferito un testo centrato sulla
scuola, su quello che può fare e non fare nel contesto carcere minorile,
qualcosa in cui tutti i ragazzi e le ragazze del Laboratorio avessero potuto riconoscersi.
Conclusioni
Nisida è un luogo di
bellezza estrema e il carcere minorile in cui mi sono trovata, sotto la
direzione di Sandro Forlani e poi di Gianluca Guida, è un luogo di eccellenza
dove gli operatori si sforzano di mettere in pratica il dettato costituzionale
di promuovere il miglior reinserimento sociale dei minori. Ci sarebbe un elenco
lunghissimo di cose positive che ho sperimentato, ma mi limito a una: i locali
della scuola, a Nisida, non hanno sbarre: ti affacci e hai la collina, il
cielo, il mare lì, a orientare il cammino verso una libertà responsabile. Ho
sempre pensato che la scrittura potesse aiutare i ragazzi e le ragazze nella
scoperta di se stessi e del mondo in cui sono vissuti e del futuro che, anche
se non lo sanno, sognano. Tutto il lavoro di scrittura, non solo quella del Laboratorio, ha avuto questo fine.
Il Laboratorio è stato certo un’occasione di crescita degli scrittori,
che molto hanno dato e moltissimo hanno ricevuto dai ragazzi e dalle ragazze e
ha costituito per me un costante insegnamento, imparando sia dai miei allievi
che dagli scrittori. Il suo reale valore sta nelle aperture di sguardo che ha
favorito, quando e se l’ha fatto, nei ragazzi e nelle ragazze, nei nuovi passi
cui li ha invitati. È ovvio che, avendo continuato il progetto per tanto tempo,
a me è sembrato che rappresentasse, per loro, una buona strada.
***Hanno preso parte dal Laboratorio di Scrittura: Viola Ardone, Riccardo Brun,
Sara Bilotti, Elio Capriati, Luigi Romolo Carrino, Emilia Bersabea Cirillo,
Paolo Curtaz, Daniela De Crescenzo, Benedetta De Falco, Maurizio De Giovanni,
Antonella del Giudice, Alessandro Gallo, Mario Gelardi, Andrej Longo, Giusi
Marchetta, Antonio Menna, Tjuna Notarbartolo, Antonella Ossorio, Fabio
Pagliarini, Valeria Parrella, Carmen Pellegrino, Anna Petrazzuolo, Angelo
Petrella, Angela Procaccini, Luigi Pingitore, Patrizia Rinaldi, Gianni Solla,
Nadia Terranova, Massimiliano Virgilio, Nando Vitali cui vanno aggiunti gli
autori delle prefazioni ai libri: Yves Bonnefoy, Isabella Bossi Fedrigotti,
Dacia Maraini, Luisa Mattia, Ada Murolo, Conchita Sannino.