giovedì 11 ottobre 2018

Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno






Bianca Pitzorno l’ho vista una volta a Recoaro, una trentina d’anni fa circa, ad un concorso per bambini, guidato da – meraviglia – un “assessore alle favole”. Avevamo a casa tutti i suoi libri e mia figlia si mise in una lunga fila per parlarle. Le scrisse, poi, alcune osservazioni, e – ancora una meraviglia – Bianca Pitzorno le rispose.

È anche per questo ricordo gentile che, quando ha iniziato a pubblicare libri per adulti, ho cominciato a leggerla anch’io.

Il suo ultimo, Il sogno della macchina da cucire, recentemente pubblicato da Bompiani, ricostruisce la vita di una sartina, durante le prime fasi del Regno d’Italia, e lo fa su un doppio livello: quello storico (le pesanti differenze sociali tra ricchi-poveri, la subordinazione delle donne agli uomini, i bordelli statali istituiti da Cavour) e quello emozionale di una ragazza che vuole – e non è per nulla facile – mantenersi col proprio lavoro, che cerca di migliorare le proprie condizioni, attenta a non fare passi azzardati, consapevole della sua debolezza sociale.

Nel libro della Pitzorno, il mestiere della sartina – abbastanza presente, con toni a forte carica romantica, nella narrativa ottocentesca, e ormai scomparso nelle modalità con cui è stato esercitato nel secolo scorso – è il nerbo di un racconto volutamente pedagogico, così fresco, asciutto e sincero che l’autobiografia non sembra un espediente letterario.

Libro senza tempo, da consigliare soprattutto alle ragazze: di ogni età.

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