venerdì 8 gennaio 2021

Senza Barbari

 


E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.
Konstantinos Kavafis

Mettiamo un miracolo. Stasera, improvvisamente, scompare il virus che ha cambiato il corso della nostra vita. Qualche ora, forse qualche giorno di prudenza e, poi, il via libero: si può ricominciare a fare quello che si faceva.

Ma, davvero, tutti sarebbero pronti a riprendere gli usi di prima, come se questi mesi fossero solo una parentesi? Magari, chi andava in palestra ci si iscriverà subito di nuovo. Chi frequentava i bar ci tornerà. Chi amava ospitare tavolate di amici rifarà gli inviti. Magari saranno uguali i gesti, i cibi, i movimenti. Ma l’anima difficilmente sarà rimasta uguale. E, con essa, lo sguardo, il modo di parlare, il flusso dei pensieri e delle emozioni.

Mi chiedo se la sospensione dell’oggi – così pesante, così faticosa da reggere – non sia o non possa essere – per alcuni? Per molti? – anche uno spazio-tempo in cui accucciarsi, un nascondiglio perfetto dalla vita: questo ormai quasi annoso “non si può” come soluzione alla più feroce dimensione della libertà: dover scegliere.

mercoledì 6 gennaio 2021

Ragazzi: più poveri, più soli, e sempre di meno

 


Il report “I giovani ai tempi del coronavirus” condotto da Ipsos per Save The Children dà alcune cifre di un fenomeno che è immediatamente evidente a tutti. La pandemia – e, come si direbbe in Calabria, “non ci vuole la zingara per indovinare la sorte” – ha aggravato pregresse condizioni di povertà materiale ed educativa, portando ad un sensibile peggioramento della vita di troppi minori: sia quella presente, sia, in ipotesi, quella futura, se non si interviene in maniera urgente e intelligente per evitare l’incancrenirsi dei danni.

È incredibile come ci si occupi con così poca attenzione sociale dei minori – anche in considerazione del fatto che per la loro crescente “rarità” dovrebbero essere particolarmente curati.

Non so se qualcuno l’ha studiato o lo farà, ma mi piacerebbe sapere se, come e quanto, la pandemia è stata ed è – a parità di condizioni sociali, familiari, affettive – più pesante per i figli unici rispetto agli altri. Temo che, nell’imposta solitudine di questi mesi, l’essere rimasti a casa solo con adulti, preoccupati della situazione, con problemi di lavoro e di altri adulti magari lontani, senza una possibile condivisione continua di paure, tensioni, attese con i loro pari sia stata, per loro, particolarmente pesante.

Alla fine della pandemia arriveremo con ancora meno nascite. Quanto, questo dato, influirà nella spinta al futuro, nella capacità di ri-costruire il mondo? Quando indebolirà la fantasia, il coraggio, la forza dello sguardo in avanti?

 

venerdì 1 gennaio 2021

Anno Nuovo

 

 

Etna, 1 gennaio 2021

Alla mia età

la data della fine

è più vicina di quella

dell’inizio.

 

Da oggi segnerò sul calendario

ogni giorno con un meno.

Conto alla rovescia

verso la morte.