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mercoledì 3 agosto 2022

Renzi, da che parte stare

 

Matteo Renzi, di errori, ne ha fatti molti, forse troppi.

Per esempio, non è riuscito a rottamare troppi, della classe dirigente del Pd, che meritavano quella fine né ad usare con la vecchia guardia meridionale della “ditta” il “lanciafiamme” che pure gli era sembrato necessario. Ha dato posti di rilievo, dalla Mogherini alla Ascani, immeritati e avrebbe dato il ministero della Giustizia a Gratteri se Napolitano (grazie, Presidente) non si fosse opposto. E non è riuscito a strutturare, alla base, come “partito vivace” Italia Viva, anche se, in questo caso, con le attenuanti dell’epidemia e del tentativo di “soffocamento in culla” del partito attuato dalla magistratura. E si potrebbe continuare.

Sull’altro lato della bilancia ha, sempre ad esempio: portato alla presidenza della Repubblica Mattarella; evitato che il paese andasse in mano al Salvini dei “pieni poteri” e creato le condizioni perché Draghi diventasse presidente del Consiglio. In aggiunta ci metterei almeno il coraggio e la capacità di visione internazionale.

A me questo basta e avanza per sapere da che parte stare.

venerdì 29 novembre 2019

Avrei voluto scrivere d'altro. Invece

Matteo Renzi, a Napoli, febbraio 2019, durante la presentazione del suo libro "Un'altra strada"

 Ho raccontato d’essere stata alla Leopolda. E da che parte sto. Dopo, avevo pensato che, per qualche mese, sul blog, e sui social che frequento, avrei parlato solo d’altro.
E, invece, nei giorni scorsi, ho soprattutto condiviso post, interviste e quant’altro di e su Matteo Renzi. Cosa che, immagino, farò anche nei prossimi. Prendendomi dei relativi sfottò, alcuni amichevoli-ironici, altri decisamente di cattivo gusto. Tant’è.
Ci sono momenti in cui – soffrendo anche fisicamente la situazione – mi è impossibile non schierarmi.
Schierarsi è sempre un’arma a doppio taglio: puoi perdere, nel senso che ti puoi trovare dalla parte perdente, oppure, ed è molto peggio, puoi ritrovarti tradita, perché hai sbagliato a fidarti. Non schierarti, in qualche modo, ti protegge, perché ti impedisce di perdere, nell’uno e nell’altro senso. Ma ti impedisce anche di vincere. Vincere nell’unico senso che ha per te: quello di aver detto cosa pensi, di aver appoggiato chi pensi vada appoggiato, di aver preso posto non in base alla tua convenienza, bensì alla tua verità.
Oggi, si sta giocando sulla pelle di Renzi e di chi crede nelle sue capacità di leader politico una partita pesante, che va ben al di là di lui. Ed io sto dalla sua parte.