venerdì 26 agosto 2022

Microstorie: Promessa

Immagine dal Web
 

Fu il solito monologo del governatore della Campania – che in altri venerdì di epidemia pure l’aveva fatta ridere con la sua comicità greve di persona colta – ad aprire a M., in quel pomeriggio luminoso d’ottobre, una voragine in tutto il corpo. Un Natale senza figlia e senza madre, com’era stata la Pasqua precedente, non l’avrebbe retto. La figlia, sposata, viveva nella stessa città, l’avrebbe potuta incontrare in qualità di congiunta; la madre, vedova e anziana, viveva sola e lontana. Si trattava, quindi, di raggiungerla prima della nuova, ipotizzata, chiusura. Il marito di M. concordò, e disse: Andiamo con due macchine.

Guidatrice di città e anche il minimo indispensabile, M. si ritrovò così a percorrere, per la prima volta, seicento chilometri di autostrada. Sempre dietro la macchina del marito – che teneva un’andatura meno veloce della sua abituale – e parlando sempre con se stessa per farsi compagnia, tenere l’ansia sotto controllo, e non addormentarsi poiché la notte passata in bianco si faceva sentire.

Un cartello le fece intravvedere il nome di Paola che, nei viaggi in treno, era sempre stato una sorta di spartiacque: stiamo per arrivare. Le venne in mente il santuario, che aveva visto una sola volta e il santo che portava, nel nome, quel luogo. Non se ne era mai interessata più che tanto, come, di solito, non si interessava dei santi e neppure il fatto che fosse protettore della sua terra l’aveva mai coinvolta (un poco, solo la leggenda del mantello steso dal santo sulle acque dello stretto per raggiungere le sponde siciliane: quello sì, un ponte perfetto; le sembrava, anche, che buona parte dei reggini, così legati alla Madonna della Consolazione o, perlomeno, a FestaMadonna, non lo fossero altrettanto a San Francesco di Paola). Ma subito dopo la morte improvvisa della governatrice della Calabria –avvenuta pochi giorni prima – aveva visto su youtube un video della Santelli* al santuario di Paola e ne era rimasta stranamente commossa.

Fu forse per questo che pronunciò una promessa. “Se”. “Se accade questo, farò quest’altro.” Forse, aveva usato un doppio futuro: “Se accadrà questo, farò quest’altro.” In ogni caso, lo colse dopo molto tempo, un periodo ipotetico di primo tipo. La voce dal sen fuggita avvertiva il voto come una possibilità reale.

 

*In questi giorni in cui si polemizza sul ballo sfrenato della leader finlandese Sanna Marin, a me è tornata in mente, della Santelli, la tarantella a piedi nudi e senza mascherina meno di dieci giorni prima della sua morte. Due donne molto diverse, situazioni diverse con venature istituzionalmente disdicevoli, e, al fondo, una voglia di vita molto femminile.

 


Nessun commento:

Posta un commento