mercoledì 15 marzo 2023

Su Mare fuori

 


Nelle ultime settimane, non è passato giorno che qualcuno non mi abbia chiesto un parere su Mare fuori. Parere che non ho dato per il semplice motivo che non ho visto la fiction né intendo vederla (perlomeno al momento). Più di uno ne ha tratto idea che volessi esprimere, indirettamente, un parere negativo. E, invece, ribadisco: nessun parere. A me le fiction, almeno alcune, piacciono e le vedo (di solito a serie completata, di seguito insomma), ma senza impegno, quando mi va, quindi. E, in questa fase della mia vita, non mi va di vedere Mare fuori. Sul titolo, visto che non posso non conoscerlo, potrei, però, esprimere un parere. Se avessi dovuto trovare un’accoppiata con mare riferita ai ragazzi di Nisida avrei detto: dentro, Mare dentro. Nella piccola isola, il mare circonda come una carezza a due mani, separa e avvicina alla città e, soprattutto, è bellezza che entra nell’anima e dà un ritmo amico ad un nuovo cammino interiore.

martedì 28 febbraio 2023

La profezia di Cutro

Foto dal Web

 

Il mare di Calabria d’inverno è solitario,

le spiagge percorse solo da qualche rado

passante che, nel vento e nel rumore delle

onde, cerca pace alle proprie inquietudini.

 

Vederlo spumeggiare di cadaveri, sentirlo

urlare della disperazione delle madri che non

hanno più in braccio i figli piccini è una ferita

senza riparo.

 

Come cambierà lo sguardo dei calabresi

che, senza colpa, raccolgono morti sulle loro spiagge?

E come cresceranno i bambini di Cutro

che si sono svegliati con negli occhi

un’apocalisse che nessuno dovrebbe vedere,

perché, semplicemente, non dovrebbe esistere?

 

Chissà perché mi torna in mente Pasolini,

il suo Alì dagli occhi azzurri che, guarda un po’,

proprio da Crotone con i suoi fratelli vestiti di stracci,

risalirà la penisola e attraverserà il mondo

distruggendone le brutture…

lunedì 20 febbraio 2023

Slava Ukraïni! Gloria agli eroi

 


Fin dai tempi (molto lontani) della scuola media ho vissuto, e sofferto (e, magari, talvolta anche gioito) molti eventi definibili “storici”, italiani e mondiali, anche come “fatto personale”. Ma, forse, mai con l’intensità con cui, dal 24 febbraio 2022 sto vivendo la strenua resistenza ucraina contro l’aggressione russa. Nelle prime ore, ho pianto rivivendo il trauma già vissuto con i carri armati sovietici sfilanti per le vie di Praga e immaginando che, in poche ore, la Russia avrebbe fatto strame dell’Ucraina. Ma sono bastate, appunto, poche ore per capire che Zelensky e il suo popolo non si sarebbero arresi e che la loro, ammirevole, resistenza andava sostenuta da tutta l’Europa senza se e senza ma. Cresciuta nei valori della Costituzione fondata sulla Resistenza, non ho mai dubitato che all’Ucraina andassero –e vadano – date tutte le armi necessarie. Ho sempre pensato che, questo è un momento di non ritorno per l’Europa: la Russia deve essere sconfitta per poter riprendere la strada della pace. Questo ha significato anche una sorta di personale terremoto psicologico rispetto a principi che devono misurarsi con la cruda realtà della storia. 

Fino all’aggressione dell’Ucraina, ho sempre pensato che, dopo la seconda guerra mondiale, le guerre erano ormai “accidenti”, “deviazioni” su un comune destino di “demilitarizzazione”. Con i russi impegnati a distruggere un paese che guarda(va) ai valori importanti dell’Occidente, non ho più dubitato che la “difesa” – e parlo di “difesa armata” – vada seriamente organizzata: insomma, che di armi ed eserciti non si possa fare a meno.

La richiesta della “pace” in maniera astratta – senza difendere le ragioni dell’aggredito – è ipocrita sostegno all’aggressore e ne è moralmente corresponsabile. Non penso ci sia alternativa a scegliere di essere  corresponsabili“ con chi difende la propria terra, le proprie case, la propria gente e la propria scelta della libertà.

Slava Ukraïni! Gloria agli eroi.