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giovedì 29 aprile 2021

Domande sul nostro futuro

 

Immagine dal Web

Che Draghi sia Presidente del Consiglio (oltre al fatto che Mattarella è il Presidente della Repubblica) è una benedizione per l’Italia. Personalmente ne ringrazio, nell’ordine, Dio, Mattarella e Renzi. E, naturalmente, Draghi stesso, che s’è assunto un compito epocale, con tutto il fascino ma anche l’estrema difficoltà che comporta: fare dell’Italia un paese vivo, che respiri futuro.

Nello stesso tempo è il segno di una crisi (una inesistenza?) della politica che va avanti da troppi anni.

I partiti avevano avuto una grandissima occasione di rinnovarsi all’epoca del governo Monti: non l’hanno fatto e lo sfacelo è continuato imperterrito e aggravato.

Non l’onestà, l’intelligenza e la voglia di futuro – non la visione, competente e al servizio del paese – ma gli interessi di parte, quando non la corruzione, e, soprattutto, la stupidità (e la stupidità è peggio della delinquenza: il delinquente può prendere una strada migliore più facilmente di chi, stupido, si considera intelligente) sembrano consustanziali a buona parte dei nostri politici.

Riuscirà la politica – di fronte all’occasione storica di rinnovare il Paese attuando il PNRR – a fare il salto di qualità che questo comporta? Riuscirà la nostra amministrazione a far lavorare i migliori, quelli che hanno competenze ed energie e voglia di spendersi? Riuscirà la nostra comunicazione a non perdersi nella stupidità e avviare il paese ad un dibattito che affronti il nucleo dei problemi?

mercoledì 3 febbraio 2021

Mario Draghi, è tempo di "wetever il takes" per l'Italia

 

Immagine dal Web

“Whatever it takes”, disse un giorno Mario Draghi. Allora, si parlava di euro. Sono passati quasi 10 anni e tocca a lui fare ciò che va fatto adesso per salvare l’Italia: oggi e per il futuro.

Non sempre i giudizi immediati sono quelli che il dopo convalida. Comunque, non mi stupirei se, tra molto tempo, quando io già da tanto non ci sarò, sarà chiaro che, in una tarda serata di inizio febbraio 2021, il presidente della Repubblica, Mattarella (sei anni esatti dopo il suo insediamento al Quirinale) ha posto le basi della “ricostruzione” del Paese post-pandemia. Grazie all’azione del più odiato e nettamente più capace dei politici italiani (magari per demerito altrui).

Questa crisi ha messo in ulteriore evidenza due aspetti: la debolezza di un centro-destra arroccato nei suoi mantra e l’inconsistenza del Pd, partito che avrebbe dovuto guidare la fuoruscita dalla crisi mettendo all’angolo i più assurdi ancoraggi pentastellati (la loro salita al potere resta il guaio più grande dei nostri anni) e, invece, in quel gorgo si è fatto travolgere.

Quando alle elezioni, quando si faranno, non ci si arriverà certo con i partiti com’erano costituiti fino al pomeriggio di ieri. Avremo non pochi riassestamenti e adattamenti. La crisi della politica è ancora una volta squadernata davanti agli occhi di tutti. Sarebbe ora che i politici (che non seppero ben approfittare della crisi che portò a Monti) si “ricostruissero”.