sabato 6 gennaio 2018

Arriva a primavera il nuovo libro di Nisida





Arriverà nella prossima primavera il nuovo libro di Nisida: l’ultimo di una serie che ci ha visto lavorare in classe, per circa un decennio, scrittori, insegnante e ragazzi, sul tema Nisida come Parco Letterario e Naturale. 

 
Il primo volume dei Racconti.  In copertina, la Dama Nisida disegnata da Cecilia Latella

Un testo in continuità con i precedenti, ma che costituirà, insieme, una non piccola novità. Non più una serie di racconti, ma un vero e proprio romanzo.



Nel frattempo, per chi volesse sapere qualcosa in più sul lavoro di questi anni: è stato recentemente pubblicato su Youtube il mio intervento al Ted xNapoli:

venerdì 5 gennaio 2018

Microstorie: Ancor prima di nascere








Una pergamena piccola come una mano di bambina, piegata a metà, con un nastrino in mezzo a farne un minuscolo libretto e i bordi come fossero un ricamo, una trina. Al centro l’immagine di Giovanni che battezza Gesù e, all’interno, in corsivo elegante, la scritta: Chiesa di Santa Maria dell’Abbondanza, Battesimo di: Cortese Maria, figlia di Antonino Cortese e Consolata Dattola, madrina Scambia Nunziatina, sacerdote: Quattrone don Santo, Anno del Signore 1928, venerdì 6 gennaio, Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo.

Donna Maria era vicina ai novant’anni quando le era capitato di ritrovare la piccola pergamena in un cassettone, che suo padre aveva fatto piallando alberi di cedro. Una o due volte l’anno, le tovaglie e le asciugamani di corredo, ancora mai usate, venivano tirate fuori, messe all’aria a rinfrescare per qualche giorno, e riposte di nuovo con sacchetti di cedronella a tenerne via le tarme e a mantenerne un buon odore. Ma quella pergamena, lei, non l’aveva mai vista: infilata, com’era in un interstizio tra l’ultimo cassetto in basso, l’intelaiatura d’assi che rendeva forte la base e la parete interna del mobile.

Un brivido l’aveva percorsa e, insieme, un senso di calore, come se tutti i suoi anni si fossero raggomitolati tornando, in un istante, al principio.

S'era portata la pergamena nell’angolo dove passava il pomeriggio, sulla poltrona comoda, lo scialle e una copertina sulle gambe, con accanto il tavolinetto con la corona del rosario, il telefono, qualche libro, il telecomando della tv, e, vicino, la cesta dei lavori, lane e fili, ché di non fare niente non era capace.

Ogni tanto la guardava e, nella rinnovata commozione, avvertiva pure un senso di stranezza che non riusciva a spiegarsi. Finché, un pomeriggio di vento, col mare davanti alla finestra tutto a cavalloni e il vento fischiante, non le balzò, finalmente, agli occhi la data del battesimo: 6 gennaio 1928.

La guardò e riguardò incredula e, poi, sola com’era, si mise a ridere: e non la finiva più.

Il fatto è, che, lei, come le avevano raccontato i genitori, era nata, sì, sabato 10 dicembre 1927, ma, all’anagrafe, era stata dichiarata – calata, come si diceva – lunedì 16 gennaio 1928. Era stata battezzata, quindi, prima della sua nascita legale.

Le vennero in mente i tanti coetanei o quasi che avevano date di nascita posteriori a quella reale, per lavori più urgenti da fare (c’era tanto da fare in campagna e andare al Comune una perdita di tempo), per ipotizzata furbizia (per “dargli un anno in meno”), per evitare, talora, congetture poco onorevoli. 

Ma c’era, anche chi aveva dichiarato la figlia prima – una sua cugina, nata il 2 novembre, l’avevano calata l’1: ché il giorno dei Morti porta male e quello dei Santi porta bene. 

E c’era stato anche – suo suocero l’aveva rimpianto tante volte – il figlio di compare Iole: poiché, al padre, il 1899 suonava meglio del 1900, s’era beccato, giovanissimo la guerra: ed era morto.

lunedì 1 gennaio 2018

Un pomeriggio d'inverno, i libri e la Calabria







La sacrestia di una chiesetta di paese. Una ventina di persone, anzi un po’ di più, si confrontano su un libro. Il testo è molto noto e l’autore tra i più famosi scrittori italiani, ma non è questo che importa.

Quello che conta è che, in un pomeriggio gelido e piovoso di fine dicembre, nel rione di un quartiere periferico di Reggio, a San Filippo, delle persone mostrano piacere ad ascoltare qualcuno che parla di un libro e a discuterne insieme, amichevolmente, con in mano un bicchiere di the caldo e un pasticcino. Fanno rete di parole e pensieri: fanno comunità. Piccola, certo, ma preziosa.

L’incontro avviene in seguito ad un pomeriggio di letture natalizie – da Dickens, raccontato da Enrico Costa a Erri De Luca, raccontato da Ida Nucera, a Ungaretti, Quasimodo, Alvaro, Buzzati, Pasternak, Jimenez, Recalcati, letti da me e da Giuseppe Laganà – presso l’IC Cassiodoro-don Bosco di Pellaro, grazie alla disponibilità della Dirigente scolastica Eva Nicolò.

Come hanno rilevato le ultime statistiche, la Calabria è la regione in cui si legge di meno. Giustamente si chiede alla politica di rivolgere adeguata attenzione a questo problema: che non ha bisogno tanto di disponibilità finanziarie, quanto di intelligenza e di sensibilità.

Ma molto, moltissimo, può venire dalle scuole, che sono, in molte zone, l’unico presidio di effettiva presenza dello Stato e che, per questo, devono attivarsi nei confronti dell’intero territorio, coinvolgendo i genitori e, in generale, i cittadini.

E tantissimo può venire da piccole iniziative di associazioni e anche piccoli gruppi di persone. In piccoli spazi, a costo zero, parole e pensieri possono (ri)costruire un tessuto sociale smagliato, (ri)mettere in moto luoghi che non sembrano consapevoli d’avere un passato, tradizioni, competenze, energie che possono dare nerbo al presente e anche al futuro.