giovedì 13 febbraio 2014

Il complotto






Se qualcuno oggi mi cercasse, chiedo scusa in anticipo. Non risponderò.
E’ che ho troppo da fare.

Devo organizzare un complotto.
Quale? Non lo so.
Con chi? Non so neppure questo.

Ma, insomma.
Posso mai stare qui a lavorare, lavorare e non fare mai quello che pare una comune attività italica?

Dunque: mi spremerò le meningi. Finché, anche a me, non verrà da pensare a un bel complotto.
O si dice gomblotto?

lunedì 10 febbraio 2014

Quando un nome ti riporta a Dickens





Mattina. Aula dei prof. Entra una collega. Saluta. Sorrido.

- Che c’è, ridi della mia faccia sbattuta?

- No, osservo che hai un ombrello dello stesso colore della borsetta. “

- Eh, io so’ nata marchesa.

Ci conosciamo da anni, ma non lo sapevo. E allora spiega come il nonno fosse figlio illegittimo (ma riconosciuto) di un marchese. Cosa che scoprì, insieme al suo vero cognome, quando giunse in età da militare. Fino a quel momento aveva avuto un altro nome: Davide Coppola.

Il nome mi emoziona. Tanto. Come se qui ci fosse Dickens, a parlare di David Copperfield.



domenica 9 febbraio 2014

Febbraio





«Febbraio è un mese di languori, il cuore del mondo è greve, ignaro ancora dell’inquieto aprile e del vigoroso maggio» (William Somerset Maugham, La signora Craddock, 1902)

Ci sono stati due-tre giorni di sole primaverile, una luce che rendeva fortemente il senso del termine “trionfo”. Per il resto (a Napoli) grigio, pioggia, vento. E (a Reggio) uno sciame sismico che bene al cuore non fa.

L’Italia immersa in problemi abissali.

E due fenomeni che, nella quotidianità, vedo sempre più intrecciati: la scarsa capacità di lavorare, ovvero il lavorare senza saper lavorare e una maleducazione crescente. Mi chiedo se la risposta possibile sia una sorta di rabbia quieta.


All’inizio del mese, mentre risalivo, a Nisida, l’ultima curva prima delle scale che portano a scuola – un cielo di smalto azzurro e un’aria cristallina – due gabbiani enormi, si allontanavano, gonfi e fieri, a passi lenti prima si spiccare il volo, goffo all’inizio, poi sicuro. Lasciando, davanti al grande aquilone, a terra, brandelli insanguinati di piccione.

Fino a qualche anno fa, i gabbiani erano un’immagine poetica: planavano tra il mare e la terra, voli armoniosi, bellezza in movimento. Ora, sono sempre di più, sempre più grassi e sempre più inquietanti.



Questi i miei ultimi interventi su Zoomsud:


sabato 1 febbraio 2014

Dalla parte di Laura Boldrini




Laura Boldrini a Nisida, 14 maggio 2013


I

E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane.

Dovessi trovarmi nell’ (assurda) condizione di poter salvare solo qualche verso di tutta la poesia italiana, non salverei quelli più belli in assoluto (L’infinito di Leopardi), ma la chiusa Dei Sepolcri.

In quelle quattro righe di Foscolo c’è la più alta definizione dell’eroe che io conosca: l’eroe non come superuomo o vincente, ma piuttosto come colui che, pur sapendosi perdente fino alla morte, lotta per ciò che è giusto e vero, facendosi con questo roccia su cui può poggiare la sua comunità.


II

Nel corridoio davanti alla stanza dei prof, a Nisida, c’è una serie di immagini di eroi italiani: i volti di Falcone, Borsellino, Chinnici, Cassarà, Impastato… Una democrazia non dovrebbe avere troppi Ettore da piangere, il bene dovrebbe prevalere sul male senza necessità di martiri.

Perciò, questi volti sono in qualche modo un urlo che aspetta ancora risposta. Eppure trovo confortante, ogni mattina, ritrovare quelle facce (benché disegnate così così). Persone che al proprio dovere hanno creduto fino in fondo. Mi fanno compagnia, indicano la strada. 

Alla fine di questa serie di immagini c’è un cartellone su cui i visitatori importanti possono mettere la loro firma per la legalità contro ogni mafia. Tra le firme c'è anche quella della Presidente della Camera.


III





Che siamo lontani dal paese che dovremmo essere da tempo diventati, lo mostrano anche gli attuali insulti a Laura Boldrini. Insulti che non hanno niente da spartire con la normale dialettica democratica, in cui la critica è sempre un diritto e talvolta un dovere. Sono volgarità inqualificabili. Oscenità sessiste. Ricordano troppo bene squadrismi che si vorrebbero superati per sempre. E metodi che vanno sconfitti.


Il 3 febbraio su Zoomsud è stato pubblicato questo mio intervento: