domenica 26 aprile 2020

Stretti all'angolo della depressione







Nel giro di quindici giorni, una Pasqua e un 25 aprile, carichi come mai della contraddizione tra ciò che stiamo vivendo, col suo carico di dolore, stanchezza, preoccupazione, e quello che esprimono, la gioia della rinascita,  hanno accentuato malinconie ed attese, angosce e speranze.

Rinasceremo come umanità, come Europa, come Italia?

Rinasceremo come cristiani?

Rinasceremo come singole persone?

Saremo, probabilmente, come spesso accade passata una tempesta, quelli che eravamo: un po’ migliori, se eravamo persone decenti, un po’ peggiori, se eravamo persone indecenti. In tutte e due i casi, segnati da un trauma che non passerà presto.

Ci sono problemi da affrontare prima di subito. La scuola, per esempio. La necessità di mettere in sicurezza gli edifici scolastici e trovare adeguate modalità di trasporto per rendere possibile la riapertura a settembre. E la necessità di revisionare metodi e contenuti, facendo tesoro di quanto la pandemia ha insegnato su come rinnovare, rendere vivo l’apprendimento, tarandolo sui complessivi bisogni di crescita dei ragazzi.
 
Per le persone della mia età, si annunciano forme di “tutela”, di “protezione”: eufemismi per un sostanziale “restate a casa”.



Scatterà la rabbia? Il senso del ridicolo (dal Presidente della Repubblica al Papa, quanti “vecchi” in circolazione) ridimensionerà la cosa? O una generazione intera tirerà i remi in barca prima di quanto s’aspettasse e, allenata al ritiro dal mondo di questi mesi, si isolerà nel proprio depresso o dorato, angolino?

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