lunedì 18 giugno 2018

Sangue giusto, il libro giusto da leggere adesso





Dei libri saliti sul podio dello Strega giovani, due li avevamo votati anche a Nisida. E, nella cerimonia di premiazione alla Camera, (è stato il primo anno che abbiamo fatto della giuria ed è stata una bella esperienza e anche l’essere a Montecitorio lo è stato), Martina ha sorriso contenta. Ma, poi, si è dispiaciuta, (e io con lei) perché non c’è salito il libro che, per la nostra giuria, avrebbe dovuto vincerlo, lo Strega giovani.

Il libro non è entrato neppure nella cinquina dello Strega-Strega e, quindi, non avrà i riflettori che toccano ai libri finalisti del premio letterario che resta tuttora il più importante in Italia.

Mi auguro che venga, però, letto tanto: per almeno tre motivi.

Perché è un buon romanzo, che lega passato e presente in una vicenda che attraversa il Novecento e i nostri anni.

Perché affronta, tema ben poco trattato nella nostra narrativa, la fase coloniale italiana (nella fattispecie la nostra presenza in Etiopia).

Perché illumina su come vennero messe in atto le follie razziste (di solito vediamo gli effetti delle leggi razziali sugli ebrei, qui le vediamo sulle popolazioni nere).

E' proprio il libro giusto, da leggere adesso.

domenica 17 giugno 2018

Il cielo comincia dal basso di Sonia Serazzi






Rosa Siraci, appena laureata a Perugia, torna in Calabria. Sul treno, una signora, esaminando scrupolosamente la sua maglia, «“Signorì, tenete la maglia arrovescio!” mi disse, sicura di essere nel giusto. “Signò, è moda…” la rassicurai sorridendo. La donna tacque per un istante, guardò fuori dal finestrino la parata di panni al sole che annunciavano Napoli, poi si preparò a scendere domandandomi dove fossi diretta. “Lamezia Terme”, risposi piano. “Signorì, giratev’a maglia, ch’a Lamezia ‘a moda nn’a capiscono…” (…) Subito mi sfilai il maglione: le cuciture ritrovarono il loro posto, e io il mio. E quando ci si rassegna alla verità, si riconosce immediatamente il proprio posto, e non se ne pretende uno diverso, perché l’angolino che ci spetta è tutto il paradiso di cui siamo capaci sulla terra. In cielo magari le cose cambiano. (…) In quel preciso momento sentii d’amare il Sud perché ti lascia campare senza chiederti nulla, come una melenzana viola nei campi rossi del tramonto.»
Il cielo comincia dal basso di Sonia Serazzi, appena pubblicato da Rubbettino, è un romanzo-diario. La protagonista, Rosa Sirace, appunta «sull’agenda la vita che faccio. E mi piace riempire con sopra il numero del giorno: non ho tutto lo spazio e tutto il tempo, quindi è giusta una carta che contando me lo ricorda.»
Un versetto della Bibbia introduce ognuna di queste pagine, in cui scorre una vita senza particolari eventi, concentrata in una casa dove il freddo è pungente d’inverno e per un compleanno si cena con uova sode e patate bollite e, per dolce, una crostata con la marmellata di albicocche, con pochi legami: la nonna Antonia Cristallo, suo padre Guido, che Rosa chiama Visconte di Virolea, prima carabiniere, poi operaio, la madre, Nicca Fiori, soprannominata Baronessa di Babbumannu, qualche amica della nonna, il vecchio prete.
A Rosa danno qualche giorno di supplenza in un liceo, ma «alla fine del mio primo giorno da insegnante, sapevo che quella non era la mia strada» e Raffaele, il suo «quasi fidanzato» la lascia per una ragazza bionda: «Anch’io sono senza l’amore, e per me l’amore è abitare negli occhi di qualcuno e capire che puoi farci il nido per sempre, e che nessuno mai ti distruggerà il rifugio, e che non ti ridurrai a sbattere le ali disperata sotto la grandine, mentre un’altra passerotta ti scaccia dal tiepido che tu hai costruito strappandoti le piume più soffici da dentro, e ficcandole dentro un incrocio di legnetti e fili d’erba piegati col becco.»
Tra una passeggiata con qualche amico d’infanzia, una tinta fatta ai capelli della madre, una crema antirughe con cui accarezzarsi, una visita all’ospizio, mentre gli anni scorrono, Rosa Siraci decide di «imitare le api che ogni anno credono nei fiori e li aspettano con pazienza. E i fiori arrivano, nei campi e sugli alberi, anche se capita che una notte di gelo allontani per sempre qualche bocciolo dal frutto, eppure il bocciolo non si arrende, solo rinuncia alla polpa dolce e resiste con tutti i petali che ha, e si contenta d’essere al mondo finché può. Poi viene il momento in cui il fiore dondola sul ramo, e un bimbo col naso all’insù lo sorprende a sfogliarsi per aria, e sorride perché quella fine gli pare un regalo di coriandoli dal cielo. Ecco, così ho deciso di vivere da quando un dottore mi ha detto che sono sterile: fiorisco senza frutto in mezzo al vento.»
È una Calabria lucente di novità, quella di Sonia Serazzi. Una scrittura fatta di pennellate precise, una serie quasi di aforismi o di annotazioni diaristiche che fanno la storia di una persona e di una piccola comunità. Nessun riferimento ai miti antichi, alla ‘ndrangheta, alla voglia di riscatto di una realtà marginale: ma, piuttosto, il cogliere le pietruzze luminose di questa stessa marginalità, l’estrarre dalla lamina di ferro della solitudine e del dolore la dolcezza infinita di chi è sempre stato povero ma mai tamarro giacché «il tamarro è uno che la terra gli basta, il povero invece alza gli occhi in cerca d’azzurro.» E ama ogni semplice cosa della terra perché «sulla terra ci sono le nespole coi noccioli lisci da sputare nel piatto, e le ginestre fiorite, e le cime di rapa soffritte con l’aglio, e il sole dopo la centrifuga della lavatrice, e le carezze della moglie per addormentarlo.»


domenica 10 giugno 2018

Un Reading per Andrea, che resterà uno dei nostri


 
L'abbraccio tra i ragazzi di Nisida e i ragazzi di Brescia
 Ce l’eravamo detti, il 17 febbraio, salutandoci: “Dobbiamo rivederci, dovete tornare a Nisida.”

Pensavamo ad un incontro felice, con tutte le nuvole allontanate dai ragazzi di In viaggio per guarire e una libertà più vicina per i nostri ragazzi (una libertà vera, non solo l’attesa liberazione dal carcere).

Ci siamo rivisti, invece, per omaggiare Andrea: un ragazzo la cui assenza è diventata motivo per condividere il dolore e, nonostante il dolore, la passione per la vita.

L’abbiamo fatto con una passeggiata nel Parco letterario di Nisida (arrivando sull'isola in macchina, a piedi e in bici) e con un piccolo Reading che raccoglie scritti di ragazzi e di operatori e che è stato letto da ragazzi e operatori: perché per tutti noi Andrea resterà uno dei nostri.

Anna Berenzi, le ragazze di In viaggio per guarire e Teresa Dandolo

Valentina: In viaggio per guarire…. Quel pomeriggio del 17 febbraio 2018, al Centro Studi di Nisida non si dimenticherà facilmente: da allora, un mite guerriero vivrà dentro di noi.

Da stamattina, mi ronza in mente: Onore a quanti in vita…: se, giustamente, bisogna onorare coloro che si ergono a difesa di Termopili, quanto più bisogna farlo con chi dà tale prova di sé nell’amare la vita anche quando essa costringe a prove tanto crudeli?

Gianluca Guida Nel dolore di una perdita così atroce e nella gratitudine d’aver avuto la possibilità di condividere, per qualche ora, la forza e il coraggio, mi auguro che il cielo e il mare di Nisida, ultima tappa del viaggio in giro per l’Italia, siano rimasti fino alla fine come una delle carezze del suo breve e immortale passaggio su questa terra.

Sara: La morte di un ragazzo? Non la vorresti mai sentire…

Salvatore Sannino: Credo sia stata la prima volta che sia accaduto: oggi mio figlio mi ha visto in lacrime tanto che lui ha avvertito il bisogno di abbracciarmi. Andrea non c’era più. Io non so cosa dirvi, ma a tavola durante quel pranzo consumato insieme ho provato una profonda empatia per lui. Ho pensato che dipendesse dal fatto che somiglia così tanto a mio figlio. Tanto che tornato a casa avevo sentito il bisogno di raccontarglielo, a mio figlio, di quel ragazzo. Nisida ha un’anima sapete! Oggi malgrado la luce fosse tersa l’isola aveva dei colori cupi ed un vento iroso sembrava spazzare via parole e pensieri. Sono salito in Istituto ed ho fatto in modo di radunare attorno a me alcuni ragazzi, sapevo che il discorso sarebbe ricaduto presto sul fatto che, come loro dicono, io ho i miei “preferiti”. A quel punto ho loro detto che era vero che ho dei preferiti: “Ricordate Adrea, quel ragazzo che ha pranzato al mio tavolo lo scorso sabato, quel ragazzo di Padova?”

Sara: Di Brescia!”

Salvatore Sannino: Mi ha corretto una delle ragazze… “Ecco lui è un mio preferito!” “E sapete perché?” “Vedete – alcuni di voi hanno la vita che scorre vigorosa tra le mani eppure dietro di voi c’è sempre un’ombra di morte alla quale date un peso innaturale; che è lì ad accompagnarvi in molte delle vostre scelte ed azioni. Andrea invece aveva la morte tra le sue mani, eppure aveva scelto di riempire di vita ogni attimo ed ogni azione della sua troppo breve esistenza.” Nella vita succedono cose davvero strane, non potevo proprio immaginare che quel sabato – a cinquant’anni- avrei incontrato il mio supereroe. Per questo –vi dico- io “preferisco” Andrea! Ai suoi compagni di viaggio, che in questi momenti vivranno un dolore assai più potente del nostro, chiedo coraggio… tutto il loro coraggio!



Valentina: Caro Andrea, ci sono certe situazioni in cui usare le parole è davvero difficile, soprattutto per una come me, troppo chiusa al dolore. È difficile affrontarlo, portarne il peso. Per la prima volta, tu e i tuoi compagni di viaggio mi avete mostrato il dolore da altre prospettive. L’avete mostrato col sorriso e, persone più forti di voi, non ne avevo mai incontrate prima. Quando sono entrata nella sala mensa non vi nego che una fitta al cuore mi è venuta, poi è cambiato tutto in un attimo. Mi sono guardata intorno e non vedevo visi spenti o false apparenze. Ho visto i colori meravigliosi dell’arcobaleno nei vostri occhi e le bocche, mezze lucenti lune, curvate all’insù, coinvolgenti. Solo così mi sono lasciata andare nella vostra libertà. Sì, mi avete regalato un giorno di libertà. Mi avete donato tanto. Chi ha mai ricevuto lezioni di vita fatte col sorriso? Chi è mai stato così profondo? Di solito il cuore, al giorno d’oggi, viene trattato con superficialità. Voi no, voi mi avete dato il profondo, la bellezza dell’interiorità. In ogni passo, la tua forza era percepibile. Me lo dici anche a me questo segreto, Andrea? Dove l’hai trovata questa forza immensa? A volte noi ci perdiamo per delle cose davvero inutili. Cavolo, quanto siamo stupidi. Grazie, Andrea, questo solo voglio dirti, grazie. In un solo giorno, tu mi hai portato per vie da me sconosciute e quel solo giorno lo porterò nel mio cuore per sempre. \Porterò te, porterò tutti voi, la vostra forza e il vostro sorriso. Speciale, ecco cosa sei, cosa siete. Guidaci per giuste vie, tu puoi farlo, hai questo potere, il potere del bene. Stringiamoci forte, anche se con la tua forza finirai per stritolarmi. Non m’importa, io ti sento.

Dino Gravina: Penso alla mia passione sportiva

Sara: il ciclismo…

Dino Gravina: … mi ha temprato, mi ha reso più forte, mi ha insegnato a combattere, a raggiungere un obiettivo, a non arrendermi mai davanti alle difficoltà e diciamo che questo è il messaggio che io vorrei fare arrivare a tutti voi. 

Sara: Nella vostra vita non fatevi mai schiacciare dai problemi, indipendentemente da quanto essi siano grandi o piccoli.

Dino Gravina: Dunque… il ciclismo… la salita può essere lunga, difficile, tortuosa, ma poi, una volta arrivati in cima, c’è sempre la discesa.

Sara: Una notizia che non avrei mai voluto leggere... “Alla fine di ogni salita, per quanto ripida sia, c’è sempre una discesa.”

Valentina: Che ti sia lieve, Andrea… Porterò nel cuore il tuo coraggio.

Sara: Mai si può dire cosa sia meglio o peggio.

Martina: La tua determinazione mi colpisce: ti ho visto salire sul palco a parlare orgogliosamente senza le grucce.

Sara: È stata la tua sfida, senza piegarti.

Valentina: Senza commiserarti.

Martina: Senza una lamentela.

Sara: Grazie Andrea, ci hai dato un ottimo esempio di come affrontare le ineluttabili sofferenze della vita. Spero con tutto il cuore che tu sia riuscito a sorridere fino all’ultimo.

Valentina: Ti vorrò sempre bene.




Sara: Ciao Andrea, non ci conosciamo, ma voglio farti sapere che nel poco che sono riuscita a vedere posso assicurarti che mi hai trasmesso fiducia e tanta speranza. Ho riflettuto molto, sei stato un guerriero e mi hai trasmesso la tua forza… non eri pronto per riuscire a sopportare il tuo dolore …ma la tua saggezza e la voglia di andare avanti e fino in fondo ti sono stati di aiuto. Non hai mollato mai … la vita è solo una e non è detto che dopo la tempesta non possa uscire un bellissimo sole.
Fidati, sono una ragazza che sa apprezzare ogni minima parola che le viene detta e dopo aver conosciuto te e gli altri guerrieri posso dire che le parole hanno avuto per me un valore molto forte.
So che magari può sembrare strano detto da me ma sei un ragazzo molto dolce, speciale… un leone con una forza tutta sua!
Mi hai trasmesso la voglia di andare avanti nonostante i difetti e…ricorda…che hai avuto due cose che non tutti possono avere: una forza meravigliosa e una bella famiglia che non ti lascia mai.

Martina: Dal giorno che ho sentito la storia di Andrea ho iniziato ad ammirare questo ragazzo per la sua tenacia, per la sua forza, per la sua determinazione, ma soprattutto perché non ha smesso mai di sognare, neanche quando le cose si sono fatte più complicate. Questa cosa in particolare mi ha fatto riflettere perché spesso noi, e quando dico noi intendo le persone in generale, ci abbattiamo, demoralizziamo e pensiamo di non essere in grado di realizzare i nostri sogni e quindi smettiamo di sognare e di porci obiettivi. Invece di reagire così, noi dovremmo fare come Andrea: andare avanti, prendere questi ostacoli non come una sconfitta, ma come una rivincita sulla vita, che non importa quante difficoltà incontreremo, quanti ostacoli dovremo superare, l’importante è farlo sempre a testa alta continuando a inseguire i sogni e gli obiettivi per raggiungerli e riconoscerne di nuovi.

Dino Gravina: Non dobbiamo lasciare che la vita ci scivoli via, ma dobbiamo godercela, cogliere ogni possibilità, ma soprattutto non smettere mai di lottare per i nostri sogni.