lunedì 13 aprile 2020

Il vasaio di Occhio



Visita Guidata al Sito Archeologico di Occhio, febbraio 2020
Allo sguardo distratto di chi ci passa (e anche di chi ci vive), Occhio non è che una striscia di strada, con le case addossate sulla sinistra, andando dal centro di Reggio verso il quartiere di Pellaro, e una conca di mare che, da bellissima – con la spiaggia di sabbia finissima, i canneti e le brucare – si è via via ristretta e non manca di scarichi a vista e di orride sbarre carcerarie.
Eppure, la storia, quella grande, ha intersecato pure questo minuscolo luogo di Calabria.
In questa baia si fermò la flotta che avrebbe combattuto a Lepanto e, secondo la leggenda, vi naufragò un vascello che trasportava un quadro, quello della Madonna del Lume, che, rimasto miracolosamente intatto, venne portato in una contrada pellarese che prese, appunto, il nome di Lume. Vi era un porto romano, Porto Bolaro, che, adesso, dà il nome ad un centro commerciale. In corrispondenza della baia, dove pirati saraceni arrivavano e rapivano bambini (ce n’è traccia anche nella mia storia familiare), c’è, riportato alla luce da un po’ di anni, un sito romano.
Una traccia, piccola ma importante, del nostro passato. Per molto tempo trascurato, negli ultimi mesi, prima della pandemia, valorizzato con visite guidate da parte dell’associazione di protezione civile Garibaldina di Motta San Giovanni.
Nella scorsa estate, Caterina Malara – partendo da una mia suggestione (cresciuta per l'attenzione di Nino Ferrara) – ha scritto un testo teatrale che permettesse ai bambini delle scuole elementari del circondario di mettere in scena la vita che vi si svolgeva in epoca romana. Il nostro obiettivo era (è) quello di far cogliere ai piccoli che la loro “periferia” è tutt’altro che “periferica” e di stimolare gli adulti (a partire dai genitori) alla cura del territorio. L’idea venne accolta, con la grande sensibilità didattica che la contraddistingue, dalla dirigente scolastica Eva Nicolò, che già, come il suo predecessore Giovanni Marcianò, aveva aperto la scuola al Pellaro Libri, nella doppia versione estiva e invernale. 
Prima della fine dell’anno scolastico in corso, avremmo vissuto un pomeriggio particolare: nel segno del “riappropriarci” della nostra storia per costruire un futuro migliore. La pandemia ha reso impossibile quel pomeriggio, come l’avevamo ipotizzato. 

Caterina Malara ed io lo vogliamo, però, condividere con voi, almeno virtualmente.

 
Anfore trovate ad Occhio e conservate al Museo Archeologico di Reggio Calabria


      IL VASAIO DI OCCHIO
di Caterina Malara 
da un’idea di Maria Franco
Atto unico

Personaggi:
LUCIO il vasaio
DELIA moglie del vasaio
GAIO e TULLIA figli del vasaio
PUBLIO mercante
GIULIA figlia di Augusto
EMILIA amica di Delia
FLAVIO, MARCO, DECIO collaboratori del vasaio
FULVIA, FLAVIA ancelle di GIULIA
VALERIO centurione
LUCILLA collaboratrice di Delia
COMPARSE

La vicenda è ambientata nel sito archeologico di Occhio di Pellaro, luogo in cui sono stati ritrovati reperti di notevole interesse risalenti ai secoli I°, II° e III° a.C., esposti al Museo Archeologico di Reggio Calabria, nonché i resti di una fornace ed una vasca collegata alla lavorazione dell’argilla.
Cortile antistante casa e laboratorio del vasaio
Idi di Luglio (giorno 15) del 7 d. C., pomeriggio

(Lucio esce dal laboratorio accaldato, si siede su uno sgabello asciugandosi il sudore) 
LUCIO: Questo è il luglio più caldo della mia vita! E l’estate è ancora lunga, dovremo soffrire chissà quanto! (alzando gli occhi al cielo)  Giove Pluvio, ascolta le mie preghiere, manda un po' di pioggia! (rivolto verso la porta di casa) Delia, ti prego, portami qualcosa di fresco , ho una sete pazzesca e non posso chiudere bottega e andare a fare un bagno in mare, devo finire di preparare il carico di  anfore e vasellame che Publio verrà a ritirare tra qualche ora. La sua nave deve salpare domani all’alba e sono in ritardo. Publio è persona corretta e puntuale ed io devo esserlo con lui.

DELIA (uscendo con in mano una caraffa e un boccale, e con aria ironica): Eccomi, pronta ad obbedire e riverire il mio sposo! Il caldo non c’è solo nella tua bottega, c’è anche nella mia cucina dove io sto da ore ed ore a preparare la cena in onore del tuo amico Publio! Mai una volta che venga un cliente e tu non lo inviti a cena! Tanto in cucina fatico io! (sbuffando) non ne posso più, dobbiamo cambiare registro, caro mio! Ecco bevi!! (Poggia con malagrazia caraffa e boccale su un tavolo e rientra in casa)

LUCIO (con aria paziente): I clienti, specialmente quelli più importanti, vanno col-ti-va-ti, quante volte te lo devo ripetere? Publio mi compra una gran quantità di merce, dobbiamo tenercelo caro! Fattelo entrare in zucca una buona volta! (dall’interno silenzio e Lucio, sorseggiato un boccale d’acqua, torna nel laboratorio mentre da destra sopraggiunge Emilia che regge un cesto coperto da un tovagliolo)
EMILIA: Delia, ci sei? Sempre indaffarata tu.
DELIA (esce asciugandosi le mani con un lembo del grembiule): Certo, eccomi. Stavo pulendo il pesce per la cena di stasera. Sediamoci un momento, appoggia il cesto sul tavolo e facciamo due chiacchiere!
LUCIO (sbirciando dall’interno del laboratorio): Le conosco le loro chiacchiere! Spettegoleranno su tutto il vicinato! (E si ritira)
EMILIA: Devi pulire il pesce? Non hai una ragazza che ti aiuta?
DELIA: Si c’è Lucilla, ma l’ho assunta da poco, è giovane, inesperta ed ha ancora tanto da imparare, stavo appunto spiegandole come si squama il pesce. Sua sorella, quella si era capacissima, ma si è sposata da poco e mi ha piantata
.
EMILIA: E, non vorrei sbagliarmi, credo che aspetti già un bambino. L’ho vista andare insieme a sua madre al tempio di Persefone con in mano un cesto di melograni, andava certo a pregare la Dea di intercedere per lei presso Giunone Lucina in vista dell’imminente parto.

DELIA: Non ti sbagli, proprio ieri è passata ad annunciarmi la bella novità. (Rivolta verso casa) Lucilla, mi raccomando, lava con cura il pesce e mettilo su una gratella a scolare, e coprilo con un canovaccio altrimenti le mosche…e mescola il macco, non vorrei che si attaccasse sul fondo della olla.1

EMILIA (con aria curiosa): Bene, bene. Cosa porterai in tavola? Cose buone, prelibatezze, la tua abilità di cuoca è arcinota!
DELIA: Faccio del mio meglio, avendo un marito buongustaio devo darmi da fare! E poi spesso, come oggi, abbiamo ospiti. Per stasera sto preparando il macco di fave con erbette di campo saltate in padella, frittura di pesce con una bella insalata di lattuga, del nostro orto naturalmente, e le olive in salamoia e schiacciate, mio marito le adora, non mancano mai sulla mia tavola. E poi i fichi, che quest’anno sono più dolci e succulenti degli altri anni, a proposito, ne ho preparato un cestino anche per te, a casa tua li apprezzate, lo so e le frittelle di ricotta e mandorle che ho chiesto a te di preparare. Sono in questo cestino, vero? (E alza un lembo del tovagliolo)
EMILIA: Certo, le ho preparate col miele siciliano dei monti Iblei, quello che mi manda mia sorella Arianna e ti ho pure portato due pani appena sfornati, avvicinati, senti che profumo!

LUCIO (dall’interno della bottega): Hai capito!?!? La mia signora brontolava e si lamentava per il gran da fare che le procuro, e ora scopro che si fa aiutare dall’amica! E brava!! Ah, le donne! (Sospirando)

LUCIO (dall’uscio della bottega): Al vino devo pensarci io o hai già provveduto?
DELIA: Tranquillo! Mio padre, proprio stamattina, ce ne ha regalato due anfore di quello buono, che allungato con acqua e miele tu tracanni sempre con piacere. Con il dolce servirò il passito che ci regalò quel tuo cliente eoliano l’ultima volta che passò da queste parti.

LUCIO (fregandosi le mani): Bene, bene! La serata si annuncia niente male! (E torna al suo lavoro) Flavio, hai finito con le anfore da vino? Contale, devono essere centoventi, tante ne ha ordinato Publio. E tu Marco, metti da parte venti anfore da olio e cinquanta vasi. Dobbiamo avere il carico pronto entro due ore, al massimo. Deciooo, dove ti sei cacciato? Pigrone, scansafatiche, non cambi mai, mi lamenterò di te con tuo padre. Dai una bella pulita a questo cortile, (indicando i vari angoli del cortile) spazza quelle foglie, e tutti gli escrementi delle galline che mia moglie fa razzolare qui davanti, contro il mio parere peraltro. (Alzando gli occhi al cielo) Santi Numi, quanta pazienza!

DECIO (arrivando di corsa con in mano una scopa): Eccomi padrone, stavo sul retro a pulire e mettere un po' in ordine. Adesso pulirò qui davanti un baleno , tutto sarà lindo e pulito per ricevere degnamente il tuo ospite.

LUCIO: Disordine sul retro? Lo so io come si chiama questo disordine: Priscilla, ha un bel visino e ti fa gli occhi dolci da qualche tempo. Ricambiata peraltro. Credevi non me ne fossi accorto? Stai attento a non farti scoprire da suo padre, potresti beccarti qualche legnata sul groppone. E non basta, potrebbe chiedermi di allontanarti dalla mia bottega!

DECIO : Tranquillo padrone, sono scaltro ed accorto, non ti farò avere alcun fastidio e, soprattutto, non prenderò nessuna legnata. (Comincia a spazzare)

(Entra in scena Flavio)

FLAVIO: Le anfore da vino sono pronte. Hai altri ordini?

LUCIO: Appena Marco avrà finito di allestire i vasi, andrete insieme nel magazzino e porterete qui nel cortile il tavolo grande e le panche, li metterete davanti all’uscio e tutt’intorno disporrete fiaccole e i lumi, troverete anche questi nel magazzino. Decio, a che punto sei? Non startene imbambolato, sbrigati, dai una mano a Marco e Flavio. Dopo il lavoro avrai tempo per sognare la tua bella! (Alzando gli occhi al cielo) Santi numi, quanta pazienza!

(Marco e Flavio ridacchiano e fanno l’occhiolino a Decio)

MARCO: La tua Priscilla avrà certo delle amiche, perché non le chiedi di presentarne qualcuna a me e Flavio? Se sono carine come lei…

DECIO: E già, ti piacerebbe! Vedi di girare al largo! Guardati intorno e trovatela da solo la ragazza.

(Delia ed Emilia escono in cortile)
EMILIA: Come, come !?!? Di che parlate? A quanto pare, mi è sfuggito qualcosa! Adesso mi direte tutto per filo e per segno, non me ne andrò se prima non avrò saputo ogni cosa. (E si accomoda su una sedia)

LUCIO: Lasciali lavorare, pettegola! Dobbiamo sbrigare tante cose ancora. Non c’è niente da sapere! Ma piuttosto, Delia, i ragazzi non sono ancora tornati dal mare?

DELIA: Non ancora, li conosci, quando sono un acqua non vorrebbero più uscire. Se entro l’ora nona2 non saranno tornati andrò io stessa a chiamarli e domani non li farò scendere in spiaggia. Devono imparare a rispettare le regole. Non transigo su questo.

LUCIO: A tal proposito sono pienamente d’accordo con te.
EMILIA: I miei hanno superato l’adolescenza, non ho più questo tipo di problemi.
LUCIO (sottovoce): Così ha tanto tempo per spettegolare e ficcare il naso negli affari degli altri, cosa che le riesce benissimo! Poveretto suo marito, non vorrei essere nei suoi panni!

DELIA: Ragazzi, sbrigatevi a portare il tavolo! Emilia, puoi fermarti ancora un po’? Mi piacerebbe che mi aiutassi ad apparecchiare e disporre ogni cosa a dovere, in questo hai più pratica di me.

EMILIA: Tutto quello che vuoi, amica mia, mio marito è andato a pescare coi suoi amici e non tornerà prima di mezzanotte.

LUCIO: (sottovoce): Siamo fritti! E chi la smuove! Con la faccia tosta che si ritrova alla fine si autoinviterà a cena. (Sospira).

DELIA: Lucio, ti prego, vai anche tu nel magazzino, accertati che i tuoi ragazzi prendano tutto.

LUCIO: Vado, vado. Ma non farti prendere dall’ ansia, come al solito, faranno tutto presto e bene, tranquilla.

(Entrano in scena i figli del vasaio rincorrendosi e ridendo)
DELIA: Ah! Eccovi finalmente! Smettetela di giocare e andate in casa a cambiarvi per la cena. Le tuniche pulite sono sui vostri letti.

LUCIO: Birbantelli, ubbidite e stasera davanti all’ospite comportatevi come si deve. Non ridete senza motivo e non alzatevi da tavola senza il mio permesso, o prenderete una bella punizione. Andate ora, sbrigatevi. (E si avvia al magazzino)

LUCILLA (si affaccia sulla porta): Signora, vieni a vedere se posso togliere il macco dal fuoco, per favore, i pesci sono tutti puliti, lavati e messi ad scolare.

DELIA: Puoi togliere la olla dal fuoco, avevo dato un’occhiata prima, e comincia a versare l’olio nella padella grande, mettine tanto, il fritto va fatto in olio abbondante.

LUCILLA (sorridendo): Questo lo so già, è una delle prime regole che mi hai insegnato! (E rientra)

EMILIA: Sembra volenterosa, in poco tempo riuscirai a farne una brava servetta.

DELIA: Si, e appena avrà imparato si sposerà, come la sorella, e dovrò cominciare daccapo con un’altra! Pazienza!

(Arrivano i mobili dal magazzino)

LUCIO: Sistemate tavolo e sedie qui, al centro, le fiaccole sugli appositi sostegni ai muri e i lumi, uno accanto alla porta di casa, proprio là, su quello sgabello, gli altri due li appoggeremo sul tavolo quando sarà apparecchiato.

DECIO: Presto ragazzi, si è fatto tardi!

MARCO: Lo so, lo so, hai fretta. Ma temo che il padrone abbia altri ordini, non è ancora finita la giornata per noi. Vedrai se mi sbaglio. (Scuotendo la testa).

FLAVIO: Ecco, padrone, ogni cosa al suo posto! Basta per oggi?

LUCIO: Mi pare di sì, ma non vi allontanate, Publio sicuramente vi chiederà di dare una mano ai suoi schiavi per sistemare il carico sul carro.

DECIO: (sbuffando e sottovoce) E ti pareva! Non gli basta mai! Non siamo schiavi ma è come se lo fossimo, mai una sera che ci faccia finire in orario! Sono stufo. Uffa!

LUCIO: Guarda che sento molto bene, Decio, e so apprezzare i sacrifici e la buona volontà dei miei servi. A fine mese vi do sempre qualche extra, vero Marco?

MARCO: Si è vero, ma Decio ha sempre fretta di finire e sappiamo perché. Priscilla ogni sera, già all’ora decima,2si affaccia alla finestra per vederlo passare. Te l’ho detto, padrone, è innamorato pazzo.

DECIO:(piccato) Quando imparerai a farti gli affari tuoi? Ficcanaso.

DELIA: Lucilla, portami la tovaglia che ho scelto per stasera. Cominciamo ad apparecchiare (riappaiono i figli di Delia e si sporgono verso la strada da dove giunge un brusio, tornano subito indietro eccitati)

TULLIA: Mamma, mamma, si è fermata qui davanti una lettiga.3 Le tende sono ancora chiuse e non vedo chi c’è sopra, ma tutti i vicini si sonno affacciati. Vieni a vedere!

DELIA: Speriamo che non sia una visita per noi! Non sarebbe il momento migliore!

LUCIO:( avanzando verso la strada) Invece è proprio per noi. Riconosco la lettiga, è quella di Giulia, se è venuta di persona dovrà fare qualche ordine particolare.

EMILIA: Allora è vero!! Giulia è cliente di Lucio! E io che non ci volevo credere! Non voglio perdermi nessun particolare della visita. (E si mette davanti a tutti)

CENTURIONE: Fate largo, scansatevi, fate passare Giulia, figlia del divino Augusto. (E volgendosi indietro:) Puoi venire avanti, mia signora.

(Avanza Giulia, sguardo altero e portamento regale. Indossa una stola4 bianca fermata in vita da una cintura e una palla5 scarlatta finemente ricamata le copre le spalle. I capelli corvini che contrastano col suo incarnato candido, sono sapientemente acconciati e fermati con nastri dorati e preziose fibulae.6 Bracciali, anelli e una collana completano il suo abbigliamento. Due ancelle la seguono, una porta uno sgabello e l’altra agita un grande ventaglio per rinfrescare la sua padrona)

LUCIO:( profondendosi in inchini) Quale onore, mia divina, accoglierti ancora nella mia umile casa!

GIULIA: Mi piace visitare la tua bottega. Vi trovo sempre qualcosa di pregiato ed elegante.

LUCIO: Oggi non ho molto da farti vedere, nelle ultime settimane ho lavorato esclusivamente all’ordine di un mercante di anfore. Ma prenderò nota dei tuoi desideri e da domani lavorerò solo per te.

FLAVIA: (collocando lo sgabello accanto a Giulia) Siediti, mia signora.

(Giulia si siede, l’altra ancella, ad un cenno della padrona, riprende a sventolare. Lucio si affretta a portare fuori alcuni prodotti)

LUCIO: Ci tengo a proporti quest’anfora finemente decorata e questi vasetti da unguenti o profumi.

EMILIA: (sottovoce) Quant’è bella! Aveva ragione Delia, quando racconterò alle amiche quello che sto vedendo le farò morire d’invidia! Menomale che mi sono fermata! Quando mi capita più un’occasione simile!!

GIULIA: (rigirando tra le mani i vasetti) Sono veramente pregevoli, bravo! Ecco di questi me ne prepari almeno venti, alcuni li manderò a Roma a Lucrezia la prossima volta che passeranno da Reggio i legati di mio padre. L’anfora la porto via subito, è troppo bella, c’è un angolo del mio tablinum7 che l’aspetta. Centurione, portala subito sulla mia lettiga e fai molta attenzione, è fragile.

CENTURIONE: Vado al volo! Anche i vasetti devo portare?

GIULIA: No, sono solo tre, li ritireremo quando Lucio avrà preparato tutti quelli che ho ordinato. (Rivolta a Lucio) Mi farai trovare anche delle ciotole di varie misure per la cucina ed anche un cratere8, grande, in grado di contenere almeno dieci litri di liquidi. Decorato con grappoli d’uva e pampini.

LUCIO: Sarò veloce ad eseguire e preciso ed accurato nel decorare, mia signora, spero di riuscire a stupirti ancora una volta!

GIULIA: Credo che possa bastare, ancelle andiamo e tu centurione facci strada. Vale9Lucio.
(Si alza lentamente, le ancelle le sistemano la palla e si allontanano)

DELIA:( facendo capolino dall’interno) Che pomeriggio! Mi gira la testa!

LUCIO: Dove ti eri rintanata? Scompari sempre quando Giulia ci onora di una sua visita. Non capisco questo tuo comportamento!

DELIA: Sai bene che sono timida, davanti a lei non riuscirei a pronunciare neanche tre parole di seguito e ti farei fare pure una brutta figura. Meglio così, credimi. E poi con la cena da preparare non potevo certo stare a curiosare. Ma apparecchiamo, Publio arriverà a momenti! Emilia, dove ti sei cacciata?

LUCIO: Te la puoi scordare per stasera! Non si vede qua intorno, sarà corsa dalle vicine a raccontare quanto ha visto. Non si è perso nessun particolare della visita di Giulia! Ma, detto tra noi, preferisco non averla tra i piedi, mi innervosisce, fa un sacco di domande e poi va in giro a spettegolare.

DELIA: Presto, Lucilla, stendi la tovaglia, e io disporrò il resto sulla tavola.

FLAVIO: Padrone, mi pare di intravedere Publio in lontananza, si è proprio lui.

(Arriva Publio con due suoi servitori)

PUBLIO: Ave10 Lucio, amico mio, (i due si abbracciano calorosamente) come stai? Non ci vediamo da ben sei mesi! Ti trovo in forma!

LUCIO: Dici bene, mi hai trascurato negli ultimi tempi. Hai forse trovato un fornitore più bravo di me? (Ridacchia)

PUBLIO: Giammai ti tradirei! Non ho lavorato alcuni mesi per via di un forte dolore al ginocchio sinistro, che mi ha fatto soffrire parecchio. Per fortuna una anziana donna di Benevento, che conosce mia moglie, mi ha dato un unguento, fatto da lei stessa, che mi ha guarito ed ho ripreso a lavorare.

LUCIO: Benevento hai detto? Il paese delle streghe che si riuniscono sotto un grande noce la notte del solstizio d’estate! Esiste veramente questo albero di cui tanto si favoleggia? Ma sediamoci, mia moglie sta preparando la cena tra poco porterà in tavola.

PUBLIO: Il noce esiste ed è imponente, alto almeno cinque metri, ma il raduno delle streghe, boh! Non saprei Sai io non sono superstizioso, mi sembra più una leggenda. Ah! Me ne stavo dimenticando, ti ho portato un vasetto di garum11, direttamente dal Marocco, dove ho fatto tappa la settimana scorsa. (E tira fuori dalla bisaccia il dono)

LUCIO: Ti ringrazio, lo adoro! Questo marocchino, poi, lo trovo favoloso! Superiore persino a quello campano. Ah! I paesi del Nord Africa sono una vera risorsa per Roma, ci forniscono pure datteri, fichi, lana di cammello, olio e anche tanta manodopera. Qui in paese vivono parecchi marocchini e anche tunisini, pescatori e braccianti agricoli per lo più, danno un valido supporto a tanti imprenditori del posto, e sono bene integrati.

LUCIO: Artidoro, quel mio amico di Locri, lo vedi sempre?

PUBLIO: Certo che lo vedo! Mi fornisce dei pinakes12 favolosi, ricercati in tutta l’area del mediterraneo, domani salperò da Porto Bolaro, farò tappa a Locri per completare il carico coi suoi pinakes, quindi farò rotta verso la Grecia. E’ dura la vita di chi va per mare! Sto lontano dalla famiglia mesi e mesi!

DELIA: (venendo avanti con un tegame in mano) Tutti a tavola, non facciamo freddare il cibo! Voi due continuerete a chiacchierare durante la cena. Prendiamo posto!


EPILOGO
Lasciamo i nostri protagonisti alla loro cena.
Le loro vicende ci ricordano un pezzo del nostro passato.
Siamo stati greci e romani. E tanto altro.
Abbiamo un grande passato alle nostre spalle.
E, nelle nostre mani, c’è il futuro da costruire.
Dipende da noi come sarà.
NOTE


1) OLLA: Vaso di terracotta panciuto, usato dagli antichi Romani per cuocere e conservare i cibi

2) ORA NONA e DECIMA: Rispettivamente le quindici e le sedici

3) LETTIGA: Nell’impero romano, letto portatile, riccamente decorato, sostenuto a spalle o a braccia,usato per il trasporto di persone di elevata posizione sociale.

4) STOLA:Nell’antica Roma, abito lungo con molte pieghe che le donne indossavano sotto il mantello.

5) PALLA:Mantello che le donne romane indossavano quando uscivano, ed un lembo di questo si tirava anche sul capo

6) FIBULAE: Spille per fermare i capelli

7) TABLINIUM: Elegante ambiente di soggiorno della casa romana.

8) CRATERE: Grande vaso usato dagli antichi Greci e Romani per mescolare vino e acqua durante i ricevimenti.

9) VALE: Letteralmente “stai bene”, saluto di commiato nell’antica Roma

10) AVE: Saluto romano

11) GARUM: Salsa liquida di pesce salato che i Romani aggiungevano come condimento a molti piatti

12) PINAKES: Tavolette votive di terracotta che Greci e Romani appendevano sulle pareti dei templi. Equivalgono ai nostri ex voto.
























































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