mercoledì 24 giugno 2020

Giovanni, Antonio, i ragazzi del nonostante e lo Stato


 
Quarta di copertina di Dietro l'angolo c'è ancora strada. Per un lessico nisidiano, Guida editore
1.
A Città della Scienza per il giro di presentazioni del suo libro La mossa del cavallo, Matteo Renzi ha dedicato ieri sera qualche battuta iniziale al dirimpettaio carcere di Nisida, che visitò, da Presidente del Consiglio, il 6 aprile 2016. Che cosa abbia detto dopo, non lo so. Ho sentito, ma non ascoltato perché la cinquantina di minuti del suo intervento non sono stati sufficienti, per me, a smaltire l’emozione di quel suo ricordo.

Io gli ero vicina quando Antonio gli raccontò che il perdono della vedova dell’uomo che aveva ucciso gli aveva cambiato la vita, rendendogli possibile un nuovo cammino. Antonio lo conoscevo da tempo, quindi il mio sguardo era tutto sul Presidente del Consiglio: che non reagì secondo il suo ruolo, ma, mi sembrò senz’ombra di dubbio, da uomo e da padre. Si commosse. Davvero. Frenò le lacrime, mise una mano sulla spalla di Antonio e gli parlò sommessamente.

Sentendolo ricordare, ancora con emozione, quell’episodio, sono stata come invasa da quello e da tanti altri ricordi nisidiani. Ormai notte, ho scritto una mail al senatore: un ringraziamento personale, che, magari, mai leggerà. E qui la cosa si sarebbe conclusa se non ci fosse stato un oggi, che implica anche responsabilità per domani.

II
Stamattina, si è “maturato” Giovanni: che è uscito da Nisida da qualche anno e fa il pizzaiolo. Nonostante le tante difficoltà, ha raggiunto una tappa importante della sua vita.
Io gli voglio molto bene e lo stimo molto. So che farà strada. Infatti, da tempo, gli ho detto che i festeggiamenti veri glieli farò alla laurea. Felice oltre ogni parola per questo suo risultato, ho postato sulla pagina fb di Nisida, una sua frase. Fa parte del racconto che, da libero, ha scritto per il nostro libro di quest’anno e l’ho scelta per la quarta di copertina. 

Dice: «Credo che lo Stato debba mettere più risorse per i giovani problematici come me che una volta usciti dal carcere si ritrovano da soli nello stesso contesto da dove venivano e magari hanno anche quella luce dentro di loro che vorrebbero tirare fuori ma non hanno gli strumenti per farlo. Lo Stato non pensa a questo, si fa carico di te solo quando sei in carcere ma una volta libero sei da solo.»

Dice, cioè, la verità. Che, per lo Stato, i ragazzi ex carcere sono invisibili. In realtà, sono invisibili anche quelli che in carcere rischiano di arrivarci e, in fondo, un po’ invisibili lo sono tutti, vista la vergognosa sciatteria – espressione di Chiara Saraceno – riservata in questi mesi alla scuola.

III
Sono in molti ad aggiungere un like al mio post, un commento di felicitazioni a Giovanni. La signora Luciana, invece, mi scrive. Non è una signora tra tante. È la vedova di cui Antonio parlò quel pomeriggio. Dice la signora Luciana che Giovanni ha ragione; che Antonio continua a camminare nonostante stia affrontando molte difficoltà, con un lavoro malpagato e una famiglia che avrebbe bisogno di sostegno. Camminare partendo da sottozero non è facile e neppure è giusto che l’unico appoggio a ragazzi come Antonio sia quello volontario, che lo Stato resti assente.

IV
La signora Luciana vuole stare alla larga, giustamente, da strumentalizzazioni partitiche. E, di fatto, questi sono temi che dovrebbero riguardare l’intera collettività. Dunque: sono partita da Renzi per il ricordo di cui ha parlato ieri, ma mi rivolgo a tutti quelli che si apprestano ad entrare nelle liste per le prossime elezioni regionali:

Sapete che esiste, in Campania, un grande problema giovani? Avete qualche idea sul da farsi?

Sapete che povertà educativa e problematiche familiari e ambientali rendono più difficile il crescere? Avete qualche idea sul da farsi?

Sapete che ci sono ragazzi che, dopo essere finiti in carcere, escono pronti a un altro percorso? Avete qualche idea sul da farsi?

E, soprattutto: intendete farlo?

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