sabato 2 novembre 2013

Il giorno dei Morti. E dei Vivi




    
    Io sono una forza del Passato.
    Solo nella tradizione è il mio amore.
    Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
    dalle pale d'altare, dai borghi
    dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
    dove sono vissuti i fratelli.
    Giro per la Tuscolana come un pazzo,
    per l'Appia come un cane senza padrone.
    O guardo i crepuscoli, le mattine
    su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
    come i primi atti della Dopostoria,
    cui io sussisto, per privilegio d'anagrafe,
    dall'orlo estremo di qualche età
    sepolta. Mostruoso è chi è nato
    dalle viscere di una donna morta.
    E io, feto adulto, mi aggiro
    più moderno d'ogni moderno
    a cercare i fratelli che non sono più.


Così Pasolini – di cui ricorre oggi il 38° anniversario dell’uccisione – fa dire, nell’episodio La Ricotta del film RoGoPaG, al regista marxista impersonato da Orson Welles.

Ci sta molto in questi versi: l’ancoraggio a quanto di più grande e bello ha trasmesso il passato, l’estraneità non al presente tout court (che lui anzi, viveva da protagonista) ma alla sua volgarità crescente, il rimpasto emozionale – ideologico che ribolliva continuamente nell’essere del poeta-scrittore-saggista-regista.

Mi piace riprenderli oggi, Giorno dei Morti.
E dei Vivi.

1 commento:

  1. In questi versi, Maria, ciò che mi sembra emerga con impeto, è la fluidità della linea che separa la vita dalla morte.

    RispondiElimina