martedì 2 luglio 2013

Il Seminarista di Luisito Bianchi


«E’ un dono inatteso questo romanzo postumo di Luisito Bianchi. Un dono inatteso e prezioso, perché si tratta di un testo di altissimo livello. Un’opera che se la nostra società letteraria non fosse così distratta e dominata da un’assurda forza centrifuga (….) Non pensiamo di esagerare se affermiamo che Il seminarista è un piccolo capolavoro…».


Sul Domenicale del Sole del 30 giugno la recensione di Roberto Carnero mi fa scoprire – è mai possibile che, leggo, leggo e mi sfuggono per anni i pochi nomi che andrebbero davvero letti? – un libro e un autore a me sconosciuto.

Meravigliosa Amazon (so bene che tanti la guardano male, per me è una benedizione), il libro mi arriva martedì 2 luglio. Ne leggo due terzi e mi fermo. Mi obbligo a fermarmi perché mercoledì non avrò giornata facile e un po’ di luce e di bellezza saranno davvero un balsamo.

Domani ordinerò La messa dell’uomo disarmato. Intanto, passo su Google che mi fornisce un po’ di pagine su don Luisito Bianchi.

(Da qualche parte, Baudelaire ha scritto che, mentre tutti gli altri «sono soggetti a taglie e servitù, son fatti per la scuderia, cioè per esercitare quelle che si chiamano professioni», il prete, il guerriero e il poeta sono le tre persone davvero «rispettabili».
Affermazione molto opinabile, se non nel primo segmento. Poche figure sono così misteriose – nello stesso tempo fuori e dentro il mondo – come i preti. Pochissime così potenzialmente letterarie. Così pochi, in fondo, in duemila anni di cristianesimo, protagonisti di testi letterari.)

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