lunedì 11 gennaio 2021

Qualche domanda su donne e religione

 

È di oggi l’annuncio che, con un Motu proprio del papa, lettorato e accolitato vengono aperti stabilmente  alle donne.

Ieri, a messa, osservavo che – magari per la pandemia che non accenna a spegnersi o per l’inverno, sebbene ancora mite – la partecipazione alla funzione domenicale, nella parrocchia che frequento, è meno numerosa di qualche mese fa, ma che, come sempre, la stragrande maggioranza dei presenti, è fatta di donne. 

E mi sono chiesta perché in un insieme in cui i vertici (gli ufficiali, se parlassimo di un esercito) sono tutti uomini, il grosso resti costituito da donne.

Finita l’epoca delle donne-sesso debole, che nella religione, e, soprattutto, nella devozione cattolica alla Madonna, potevano trovare conforto, sostegno, sublimazione e benché proprio la fuoruscita delle donne dalla religione abbia di molto ristretto, negli ultimi decenni, il numero dei fedeli – che cos’è che porta in chiesa, ancora oggi, un numero maggiore di donne rispetto agli uomini? È il maggiore impasto di corpo e di immanenza (vedi il ciclo, l’allattamento) e di spirito, di trascendenza: determinati, questi ultimi, da una relazione più intima, anche se magari solo inconscia, con la nascita e la morte, ovvero con il dramma della vita?

 

 

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