mercoledì 4 luglio 2018

Rinnega tuo padre di Giovanni Tizian





 «La devi ammazzare. Due colpi in faccia a quell’infame di tua madre». All’ordine che don Nicola dà al figlio ancora bambino, il Tribunale dei Minori di Reggio, guidato da Roberto Di Bella, risponde con un procedimento di decadenza della patria potestà e l’allontanamento dalla Calabria del piccolo Rocco e di sua madre.

Con la storia di Rocco, cui si aggiungono vicende simili di figli cresciuti come soldati della ‘ndrangheta e allontanati da padri-padroni che inculcano principi di morte e sopraffazione, si apre Rinnega tuo padre, (Laterza) il libro inchiesta di Giovanni Tizian, (giornalista sotto scorta proprio per le sue indagini sulla ndrangheta): una sorta di manifesto a favore della scelta del Tribunale di Reggio.
La perdita della patria potestà era già prevista dal nostro ordinamento giudiziario, ma nessuno, prima di Di Bella, l’aveva applicata come metodo normale di lotta alla ‘ndrangheta: come possibilità ultima di rompere quei vincoli che perpetuano il fenomeno mafioso, da padre in figlio, senza che nessun intervento sociale, a cominciare da quello della scuola, riesca a scalfirlo.

Sono proprio le storie di madri-coraggio che hanno spesso messo in moto le stesse scelte dei giudici e di ragazze e ragazzi che, allontanati dalla famiglia ndranghetista, hanno iniziato, anche se con grandi difficoltà pratiche e psicologiche, una vita più libera e autonoma, a confermare, secondo Tizian, che la scelta di Di Bella sia quella giusta. E che, quindi, non è il caso di attardarsi sulle riserve espresse da tanti in questi anni: sia rispetto all’uso massiccio d’un procedimento considerato accettabile solo in casi eccezionali sia sulla possibilità di un positivo cambiamento di vita in minori che, dopo aver subito un’educazione mortifera in quanto basata sull’odio, subiscono anche la ferita di uno sradicamento dei propri affetti.

Ha scritto Massimo Recalcati recensendo il libro: «Una battaglia (quella di Di Bella, ndr) fondata su un principio: un genitore simbolico, la legge, che opera la castrazione del genitore reale. Quanto è grande il debito simbolico che vincola i figli ai loro genitori? E sino a che punto il giusto rispetto verso chi ha generato e accudito la nostra vita può giustificare la nostra devozione? Interrogativi che attraversano da sempre il legame tra genitori e figli, ma che diventano incandescenti Interrogativi che attraversano da sempre il legame tra genitori e figli, ma che diventano incandescenti nell’ultimo libro di Giovanni Tizian (…) Il principio etico che lo sostiene è chiaro: ci vuole un padre simbolico — il Tribunale dei minorenni — per castrare l’arroganza e l’onnipotenza del padre reale; ci vuole un autentico atto paterno — quello del giudice che prescrive l’allontanamento dei figli dalle grinfie dei loro padri — per consentire alla vita del figlio di crescere facendo esperienza della libertà. È un esempio formidabile di come le istituzioni possono a volte supplire l’assenza di funzione paterna. Resta però la ferita, in ciascuno di questi figli, dell’abbandono, della perdita del padre. Un lutto che dovrà essere elaborato nel tempo. Rinnegare il padre è un peccato mortale? Nelle storie di figli che Tizian racconta appare piuttosto come la sola drammatica possibilità di fare esistere davvero un padre, ovvero un senso umano della Legge.»

Comunque la si pensi sulle scelte del Tribunale di Reggio, il libro di Tizian è un contributo importante alla riflessione al dibattito: da leggere.


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