mercoledì 24 ottobre 2018

Una domenica a San Servolo






“Vedi, quella è l’Istria… quella la Croazia… dietro quelle montagne c’è l’Austria.”

Siamo al castello di San Servolo in Slovenia, sotto di noi Trieste è bellissima nella luce limpidissima di una domenica d’autunno.

Visti da qui, i quattro stati verso cui lo sguardo riesce ad allungarsi sono azzurro e verde, montagne e mare: pura bellezza, senza confini.

D’altra parte, il confine che abbiamo attraversato per salire fin qui non è che un cartello con su scritto “Slovenia”, niente di diverso da quello che, risalendo l’autostrada, segna l’arrivo in “Basilicata” e poi in “Campania”.

Non siamo lontani da quella “pietra/del San Michele/così fredda/così dura/così prosciugata/così refrattaria/così totalmente/disanimata”, potente metafora ungarettiana dell’atrocità della prima guerra mondiale. 

È verde, adesso, il Carso pietroso che conobbe mio nonno, uno dei “ragazzi del Novantanove”, premiato poi con la medaglia d’oro di “cavaliere di Vittorio di Vittorio Veneto”.

L’emozione di questi luoghi coglie in quel punto profondo del cuore dove il silenzio è verità dell’essere. 

Penso che niente, nei prossimi mesi, sarà più importante che schierarsi a favore dell’Europa: diversa, sì, da ora, ma ancora più unita.

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