sabato 15 febbraio 2014

Per chi ha rimesso i Bronzi in piedi





Non intendo entrare, al momento, in qualsiasi discussione che riguardi l’attuale crisi di governo e i suoi possibili sbocchi.

Ma, come tanti altri, ho scritto anch’io su twitter la mia frasetta, per quello che vale, a favore della permanenza, al Ministero dei Beni culturali, di Massimo Bray. Perché, dal suo primo giorno di ministro, con quella sua visita a sorpresa, a Pompei (e relativa sua scoperta di come sia difficile, ad un turista arrivato a Napoli, anche semplicemente arrivarci, a Pompei) m’è sembrato portare un po’ d’aria nuova in quello che dovrebbe essere, in un paese come il nostro, un settore strategico – e sembra confinato, invece, a quelli che, insomma, vediamo un po’ a chi possiamo affidare ‘sta sciocchezzuola.

E, poi, perché, senza di lui, i Bronzi dormirebbero ancora a palazzo Campanella e non sarebbero ancora tornati in piedi, in tutto il loro fulgore, dove devono stare: a palazzo Piacentini, e non sarebbero arrivati i soldi per Sibari, che magari riesce a salvarsi dal fango e un po’ d’attenzione a Kaulonia ecc.ecc.

Non vorrei, quindi, che, a questo punto, qualcun altro, a Roma, la prenda alle lunghe per la riapertura dell’intero Museo Archeologico.

Leggevo che la Calabria non ha siti Unesco. È mai possibile?

Sarebbe troppo auspicare che, dopo il risveglio dei Bronzi, ci si accorga, un po’ tutti, che la Calabria è un pezzo di Magna Grecia a cielo aperto e che, in qualsiasi altra parte del mondo, di tanta bellezza ci vivrebbe una buona parte della popolazione?




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