venerdì 9 gennaio 2015

Noi e la terza guerra mondiale




Il sacrario di Redipuglia: il dolore per i morti come monito contro la guerra


Sull’aereo di ritorno da Seoul e nell’omelia pronunciata sul sagrato di Redipuglia – in una messa commemorativa dei 100 anni della 1 guerra mondiale – papa Francesco ha espresso la convinzione che, nel mondo, oggi, si sta combattendo una terza guerra mondiale, a pezzi, con crimini, massacri e distruzioni.

L’orrore parigino di questi giorni dovrebbe far cogliere, anche a chi non si accorge dei massacri siriani o delle tragedie di Nairobi, che è effettivamente così.

La guerra coglie di sorpresa quella parte dell’Europa – di cui noi facciamo parte anche per Costituzione – che ripudia non solo la guerra sul campo, ma anche l’idea stessa che una guerra possa ancora avvenire ed essere combattuta (e si esprime anche in un pacifismo spesso intermittente e condanna come folle ogni progetto di difesa militare).

Il punto è che, adesso (da molti anni, ma adesso dovrebbe essere chiaro a tutti), in guerra ci siamo.

E, allora, che facciamo? 

Fingiamo che non è vero? Ci diamo tutte le colpe possibili e immaginabili (ne abbiamo e tantissime), ma rinunciamo a vedere quelle degli altri (dopo che, in altre epoche, le colpe erano sempre degli altri e mai nostre, negli ultimi decenni gli europei tendono soprattutto a flagellarsi, o a flagellare solo i propri avi)? Continuiamo a pensare che chi, come Benedetto XVI, chiedeva con mite forza che l’islamismo (tutto) accettasse il confronto con la Ragione, fosse un reazionario particolarmente retrogrado? Decidiamo che l’Europa, oltre ad occuparsi dello spread o delle questioni del debito, debba provare a recuperare il senso alto di se stessa, il sapere e la bellezza di cui, insieme a tanti orrori, si è nutrita e ha nutrito il mondo? Proviamo a evitare la tragedia che, a furia di nasconderci la gravità dell’attuale contesto mondiale, alla fine potremmo (dovere o essere costretti dagli eventi o essere condotti da governi eletti sulla scia dei vari orrori a) reagire secondo modalità che non vogliamo più? Troviamo la forza, la dignità, l’orgoglio di rispondere alla violenza e ai massacri non dimenticando il meglio che la nostra cultura ha prodotto in un bel numero di secoli?

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