lunedì 31 dicembre 2012

Buon 2013


 
Per il brindisi di Capodanno, il galateo prevede spumante e battute, possibilmente divertenti, ed esclude riferimenti di carattere politico.

Eppure. Tra poco più di cinquanta giorni, il Nuovo Anno avrà per noi tutti, un momento decisivo alle elezioni, quando si tratterà di scegliere il presente e il futuro del Paese. Con tutti i relativi corollari: lavoro, istruzione, sanità, trasporti, comunicazioni, agricoltura, industria, cultura, ricerca, innovazione, diritti e doveri.

Per questo, oltre quelli, a ciascuno, di serenità personale, mi piacerebbe esprimere un altro augurio: buon voto a tutti.

Ovvero: che ciascuno voti, come è naturale che sia, chi ritiene. Ma che lo faccia in coscienza: perché, e solo perché, quella scelta gli appare come la più giusta per l’intera comunità.

La corretta coscienza di ciascuno non contiene in sé la sicurezza che, di fatto, la scelta finale sarà quella buona per il Paese. Ma farebbe, comunque, fare un balzo in avanti alla moralità dei nostri pubblici comportamenti.

E già questo darebbe al 2013 un tocco di “Anno buono”.
 
  
ps la mia scelta l'ho già espressa e la ripeterò ancora parecchie volte...

 

giovedì 27 dicembre 2012

Vacanze reggine

 
 
Mettiamo che, in questi ultimi giorni dell’anno, siate tornati per qualche giorno nella periferia reggina, provenendo da Napoli. Vi pare che l’incubo dei cumuli di spazzatura spariti ormai dalla città partenopea (come, è un altro discorso), si siano trasferiti da queste parti, invadendo spazi che chiamare strade sarebbe improprio, visto che, in realtà, sono solo grandi buche circondate da pezzi di asfalto: insomma, se non ci appizzate le gambe e/o le ruote della macchina, potete considerarvi fortunati.
 
Naturalmente, avete già letto, e nei caratteri cubitali che la notizia merita, quanto ha scritto la Corte dei Conti: ''ACCERTATE CONDIZIONI PER DISSESTO. PROCEDIMENTO SOSPESO E RIMESSO ALLE SEZIONI RIUNITE DELLA CORTE PER SAPERE SE IL PIANO DI RIEQUILIBRIO INTRODOTTO CON LA LEGGE 213/2012 (APPROVATA LO SCORSO 7 DICEMBRE) SOSPENDA O INTERROMPA LA PROCEDURA ANCHE IN PRESENZA DI SUSSISTENZA DI CONDIZIONI DI DISSESTO''.
 
Rimbombi funebri che acquistano accenti di più dolente concretezza nelle tante persone che incontrate e che vi raccontano come NON va il loro lavoro. La lista di quelli che hanno perso la propria occupazione è così lunga che vi scoppia in testa. Un elenco che, in parte non trascurabile, sfugge anche ai rilievi statistici, giacché si tratta di persone che lavoravano in nero. Insomma, la situazione è anche peggiore di quello che si legge.
 
Vi capita anche, da qualche parte, di partecipare ad una Messa e di dover ricordare come, in un suo libro, molti anni fa, l’allora cardinale Ratzinger abbia scritto che una seria prova dell’esistenza di Dio è la permanenza della fede cristiana di fronte alle migliaia e migliaia di omelie non precisamente adeguate che i fedeli ascoltano la domenica. E’ indubbiamente vero che, insieme a forti carenze ci sono grandi eccellenze, ma se la chiesa reggina è afona rispetto a grandissimi problemi, anche questi aspetti andrebbero, al suo interno, discussi seriamente.
 
 
 
E vi capita di vedere gli scavi di Occhio, a Pellaro. Anzi, no, non vedete nulla, perché quel piccolo gioiello, inaugurato in pompa magna, è totalmente ricoperto da cespugli altissimi di erba del sole, nome luminoso per piante che, mi dicono, risultano velenose per gli animali.
 
In tutto questo, non vi sono mancati né petrali né crespelle, che non sono soltanto prelibatezze culinarie, ma segni di una cultura contadina ormai dispersa eppure alta. E neppure conchiglie da raccogliere con davanti l’Etna con i suoi morbidi veli bianchi scintillanti al sole. E, già alle nove del mattino, per strada, la temperatura natalizia è stata tale da farvi togliere il giubbotto.
 
E vi è tornata in mente la domanda solita eppure urgente. Se ci stanno in circolazione un po’ di persone di spalle larghe e di buona volontà per ri-costruire questa terra, che aspettano a farsi avanti? Nel caso, il 2013 sarebbe decisamente migliore.
 
 
 
 
 
Su Zoomsud sono stati anche pubblicati:
 
 
 
 
 
 
 

 

lunedì 24 dicembre 2012

L'importanza di un'Agenda



Chi aveva pensato, tempo fa, quest'immagine-vignetta voleva, con ironia, far scegliere il Calendario al posto dell'Agenda.

Ora ci sono tutte e due.

Il Calendario può gradevolmente accompagnare i prossimi mesi dei reggini.

L'Agenda può cambiare il Paese.

La Storia è lenta, lentissima; ma, talvolta, ha accelerazioni (quasi) improvvise.
Non prive di incognite e di rischi.
Ma che portano in sé la potenzialità di un grande passo in avanti.

domenica 23 dicembre 2012

Con Monti

 
 
Mario Monti dimostra, alla conferenza stampa  di fine anno ancora in corso, di essere stato, in questi mesi, il più grande Presidente del Consiglio italiano dopo Alcide De Gasperi.
 
Se vorrà andare avanti, l'Italia dovrà ripartire dalla sua Agenda.
 
E, poiché è il momento di schierarsi: io sto con lui. 

mercoledì 19 dicembre 2012

Duecentoventicinquegiorni. E il resto



Degli otto “racconti per Nisida e l’Unità d’Italia”, Duecentoventicinque giorni è l’unico che affronti il presente.

Dopo i “racconti per Nisida” e prima dei “racconti per Nisida isola d’Europa” – sviluppatisi nell’ambito del progetto Nisida come Parco letterario sulla scia dei tantissimi grandi, da Omero a Dumas, da Cervantes a Berlioz, dalla Serao a Marai che, nel corso dei secoli, hanno narrato la nostra piccola isola – la seconda tappa della trilogia, edita da Mario Giuda, non poteva che essere dedicata a quelli della torre.

L’idea della seconda raccolta era, infatti, quella di restituire concretezza di persone ad alcuni patrioti che hanno contribuito all’unificazione del nostro paese anche passando qualche anno della loro vita nella torre di Nisida quali prigionieri politici nell’ultima fase del periodo borbonico e che, oggi, per i più, non sono che nomi di vie, di piazze, di scuole.

Era stato chiesto a sette autori di lavorare con i ragazzi, in una sorta di Scuola di Scrittura, per ricostruire, tra realtà e fantasia, l’esperienza nisidiana di Poerio, Settembrini, Nisco, Pironti, Castromediano, come omaggio tutt’altro che retorico a quanti hanno lottato, e lottano, per l’Unità e  la Costituzione.

All’ottavo, ovvero a Mario Gelardi, era stato affidato un compito diverso: quello di scrivere, con i ragazzi, un racconto sull’Italia e in particolare sul rapporto Sud-Nord, che avesse carattere di contemporaneità e, insieme, di soggetto adatto ad una piccola rappresentazione teatrale.

Venne scelto il tema del viaggio in treno da Napoli verso il Nord; un percorso che facesse intravvedere i problemi e le attese dell’oggi.


La rappresentazione del testo, preceduta da un breve Reading tratto dagli altri sette racconti – con la regia dello stesso Mario Gelardi – è stato così un momento importante delle numerose iniziative che, nella primavera del 2011, in concomitanza con le celebrazioni per il 150 anniversario dell’Italia unita, si sono soffermate, a Nisida, sul valore dell’Unità e della Costituzione.
 
Un’esperienza, quella della messa in scena teatrale, vissuta molto positivamente dai ragazzi che chiesero di elaborare e mettere in scena, con la supervisione di Mario, un nuovo testo, costruito da loro in tutti i passaggi (soggetto; dialoghi; scenografia ecc. ecc.). Cosa effettivamente avvenuta a conclusione dell’anno scolastico 2010-2011.

Quanto a Mario Gelardi, il suo legame con Nisida, iniziato quando, da direttore artistico di Presente indicativo ha più volte ospitato i nostri lavori, continua tuttora.

Nella prossima primavera, sarà Caracò a pubblicare il nostro nuovo libro, anche grazie alla cessione a favore di attività culturali dell’IPM dei diritti d’autore di La giusta parte. Libro di testimonianza civile edito dalla giovane casa editrice napoletana nell’autunno 2011, che contiene  tra l’altro anche un racconto di Patrizia Rinaldi sulle docenti di Nisida.

Questa la mia Prefazione all'eBook che inaugura la collana BYTE di Caracò editore disponibile gratuitamente: http://www.caraco.it/site/2012/12/18/duecentoventicinque-giorni-un-racconto-omaggio-per-lanciare-la-collana-byte-dedicata-agli-ebook/

Il meglio è passato, coraggio


 
Coraggio, il meglio è passato. Una delle fulminanti battute di Flaiano mi è ronzata in mente per giorni come riso amaro a suggello della breve fase in cui (con tutte le problematiche sociali, anche drammatiche, aperte e pur con gli inevitabili limiti ed gli altrettanti evidenti errori) il potere politico è tornato ad essere in Italia – ah, potenza delle parole quando esprimono il loro significato – servizio al Paese.

Ho cercato una possibile fuoriuscita allo sconcerto e allo sconforto nell’inversione della frase: Il meglio è passato, coraggio. Bisognerà mettersi comodi scarponi da viaggio e coprirsi adeguatamente il capo per affrontare pioggia, vento, grandine, fiumare in piena e ogni malutempo.  E provare a continuare, a ricominciare.

Col batticuore che dà ogni strada incerta, ogni bivio che non assicura se  porterà al baratro o alla luce.

(Ma ci sono momenti nella storia in cui l’unica possibilità di potersi continuare a guardare allo specchio senza sentirsi troppo male, è prendere la strada che si ritiene giusta. Costi quel che costi).

martedì 18 dicembre 2012

A proposito della nostra Costituzione

 
 
 
Ciampi, dopo Cossiga e Scalfaro (che vi è venuto più volte), è stato il terzo presidente della Repubblica a visitare Nisida (il 30 agosto del 2002) e il primo a dare un rilievo particolare alla scuola. Parlando ai ragazzi e agli operatori, il Presidente disse: “Vorrei altresì manifestarvi con quale spirito più in generale ho affrontato questo incontro con voi. Siamo alla vigilia del nuovo anno scolastico. Voglio considerare questa visita come un anticipo del mio saluto agli studenti. Anche per questo, durante la visita odierna, ho tanto insistito sulla possibilità che voi non solo possiate completare i vostri studi delle scuole medie, ma che riusciate anche in questo periodo a proseguire in ulteriori arricchimenti professionali. Questo istituto di Nisida io lo considero soprattutto un luogo di formazione. La formazione è lo strumento fondamentale per dare soluzione al problema lavoro. E in esso dobbiamo investire tutte le risorse disponibili. Ciò è importante per tutta l’Italia intera, ma soprattutto per il Mezzogiorno dove, come è noto, viviamo una situazione in cui grazie a Dio ci sono molti giovani – più giovani in rapporto alla popolazione che si registra nel resto del Paese – ma che purtroppo non è in grado di dare lavoro a tutti i giovani, comportando un alto tasso di disoccupazione giovanile. In questo senso, la preparazione professionale che voi acquisite in questo istituto rappresenta un contributo eccezionale, tanto più importante perché, insieme alle conoscenze tecniche, vi dà modo di avere, nel vostro intimo, la consapevolezza piena dei diritti-doveri di ogni uomo, quale componente di una collettività.(…) Ho apprezzato, quindi, in particolar modo il taglio concreto della vostra preparazione professionale: perché per creare nuove occasioni di lavoro basta ispirarsi e attingere in molti casi alle nostre tradizioni locali, che ci fanno riscoprire tante attività artigianali e produzioni che oggi tornano ad avere interesse economico”.



Disse ancora Ciampi: “Ho voluto regalarvi, tra i tanti doni che vi ho portato , in primo luogo il testo della nostra Costituzione. Perché l’Italia ha una Costituzione che è basata, ed è scritto chiaramente nel suo preambolo, su quelli che chiama i diritti inviolabili della persona umana. (…) Vi ho portato un certo numero di copie della Costituzione italiana, accompagnate da una serie di registrazioni di testimonianze rese da alcuni dei padri fondatori, affinché voi possiate non soltanto leggere il testo della Costituzione, ma anche comprendere in quale spirito essa è nata. riuscendo in tal modo non solo ad amarla ma a comprendere l'importanza dei principi e dei valori che in essa sono affermati, e che sono i valori fondamentali e inviolabili della persona umana. Questa nostra Costituzione della Repubblica, credetemi, è un testo ancora straordinariamente moderno; è vivo e valido tutt’oggi”.

(ndr: il testo è ripreso dalla sbobinatura della registrazione del discorso utilizzata per il numero speciale di Nisida News dedicato alla visita del presidente).



Alcuni giorni dopo, 18 settembre, all’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico 2002-2003, il Presidente Ciampi osservò: “L'impegno contro l’esclusione sociale deve essere rafforzato. E’ bene che il nostro sistema scolastico si interroghi e trovi risposte sull’abbandono del percorso formativo da parte di un numero troppo elevato di ragazze e ragazzi. La scuola italiana può e deve riconquistarli all’istruzione, alla formazione. Voglio leggervi un passo di una lettera che mi ha colpito. E’la lettera dei ragazzi del carcere minorile di Nisida. Sono andato a trovarli poche settimane fa. Mi hanno accolto con queste parole: ‘Qui a Nisida è vero che ci manca la libertà – e la libertà è tutto – ma ci offrono la scuola, i corsi di formazione professionale e tante altre cose. In poche parole ci insegnano a vivere bene e onestamente. Se noi avessimo avuto prima tutte queste attenzioni e soprattutto la cura che per noi dimostrano gli educatori e gli insegnanti dell’Istituto, non diciamo che ci saremmo salvati tutti, ma una buona parte di noi ne sarebbe uscita vincente’. Queste parole ci aiutano a pesare bene il valore che hanno per la società la scuola, lo studio, la formazione”. Per molto tempo un cartellone con queste parole è stato appeso, a Nisida, all’ingresso della scuola.



La lettera dei ragazzi di Nisida cui il Presidente si riferiva era stata pubblicata il 28 agosto da Il Mattino ed era il frutto di una scrittura collettiva, in classe, il giorno prima, con un gruppo di ragazzi con cui, durante l’anno scolastico 2001-2002, avevamo iniziato un’avventura esaltante nel suo svolgimento e molto meno nei suoi esiti, quella della sperimentazione di un corso di scuola superiore.



Nella fase immediatamente successiva alla visita di Ciampi, con quello stesso gruppo allargato ad altri ragazzi abbiamo provato a riscrivere i primi 12 articoli della Costituzione. Nel Nisida News dell’ottobre 2002 osservavo:



«La Costituzione è bella e moderna – come il Presidente ci ricorda spesso – ed è scritta in una lingua di grande chiarezza e sinteticità. Alcuni articoli, per esempio il 3°, restano nella memoria non solo per il loro altissimo contenuto ma anche per la loro forma di classica bellezza: non si potrebbero scrivere meglio. Ma non è così per ragazzi (non solo i ‘nostri’) che già all'articolo 1° restano completamente spiazzati: che vorrà mai dire ‘sovranità’, ‘esercita’, ‘forma e limiti’? e non superano la lettura del 2° dopo essersi arenati su ‘inviolabili’, ‘formazioni sociali’, ‘adempimento’, ‘inderogabili’... (Chissà se i costituenti avessero tenuto conto anche di ciò, quando hanno scritto che La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche...) Insomma: già il primo momento, quello della lettura, è lungo e faticoso per i ragazzi: bisogna capire i termini, appropriandosene al punto da riuscire a trovare sinonimi per loro più familiari, meno estranei...(Parlate potabile è l'invito che più costantemente i ragazzi rivolgono all'insegnante quando la spiegazione risulta troppo oscura e loro vogliono davvero capire).

E certe parole portano lontano, hanno un senso che il vocabolario non esaurisce: ma si comprendono davvero solo viaggiando nel tempo e nello spazio: “L'Italia è una Repubblica democratica...”: già, dov’è l'Italia su una carta geografica e quand’è diventata “Italia” e cosa c'era prima della “Repubblica” e che significa “democratica”? Quante ore si possono passare su questi tre termini, prima che tutti se ne facciano un’idea sufficientemente chiara...(…)

La fase del commento è la più difficile da gestire. Il ragazzo che sta in carcere in quanto ha violato una norma scopre con meraviglia che la Legge non è sua nemica, come ha sempre pensato. Ma, nel contempo, accumula ancora più rabbia perché pensa che si tratta solo di belle parole, perché quei diritti che lì stanno scritti così bene lui non li ha mai avuti. E non in carcere – dove, glieli hanno letti e spiegati – ma fuori, dove la società nel suo complesso non è riuscita a prenderlo positivamente in carico. E’ tutt'altro che semplice, per l'insegnante, favorire, nei ragazzi, una dislocazione da quel sentimento di rabbia, di estraneità e di contrapposizione nei confronti dello Stato ad un atteggiamento più mobile. E’ un processo lungo e complesso portarli a coltivare un dubbio, a verificare un'ipotesi: che, canalizzando i propri sentimenti di ribellione, imparando a sviluppare le proprie qualità migliori, rispettando essi stessi per primi i loro diritti (ricominciando a istruirsi, a formarsi) abbiano ancora tempo di diventare cittadini capaci di contribuire a concretizzare quanto della Costituzione resta ancora da fare. (Difficoltà fortemente amplificate con i ragazzi extracomunitari che si sentono doppiamente esclusi e perseguitati dalla legge). La fase della scrittura ha varie specifiche difficoltà, oltre quella propria a fermare su un foglio parole che già non è semplice dire. Una è la brevità: i ragazzi scrivono poco, di solito, ma sono tutt'altro che sintetici: spesso svolgono un tema in quattro, cinque righe, ripetendo quello che avevano già espresso nei primi due. Essere sintetici, non divagare, rispettare, riscrivendolo, il dettato costituzionale è stato per loro uno sforzo davvero molto forte. Anche perché hanno dovuto scrivere in maniera oggettiva: e il loro modo di inquadrare le cose è strettamente soggettivo. Per esempio: una volta capito che cosa significa che “l'Italia ripudia la guerra” il ragazzo tende a risolverla su un piano strettamente personale: “Non bisogna fare a mazzate, bisogna risolvere le cose con la bocca...come quando ho litigato con...”. E' stato adottato un sistema di scrittura collettiva, realizzata in tre tempi. Prima ciascuno ha scritto da solo, poi gli scritti sono stati comparati tra loro e sono state scelte le formulazioni migliori per ogni singola frase, ( e quando il termine usato dai costituenti è stato lasciato tale e quale è perché il termine è stato compreso e considerato insostituibile). Infine è stato così riscritto ogni singolo articolo”.



Questi, per fare un esempio, sono i primi tre articoli della Costituzione riscritti nelle nostre aule:



Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica, che si basa principalmente sul lavoro.

Tutti i cittadini devono lavorare affinché la Repubblica vada avanti.

Il potere non è dei soldi, ma del popolo, che lo usa in base alla legge costituzionale.

La Repubblica rispetta i cittadini che La rispettano in tutti i modi.



Art.2

La Repubblica italiana assicura i diritti propri dell'uomo come singolo e in tutte le associazioni in cui porta la propria personalità.

Ogni cittadino ha il diritto e il dovere di votare e deve rispettare il pagamento delle tasse, per garantire che tutto funzioni in maniera che non sorgano problemi.



Art. 3

Tutti i cittadini italiani, per la legge, non sono diversi perché né i soldi né il potere fanno la differenza e quello che ci tiene in pari dignità è che semplicemente siamo persone. Perciò tutti i cittadini che abitano in Italia sono uguali davanti alla legge, senza differenza di sesso, di razza, di qualsiasi lingua e religione e hanno piena libertà di esprimere opinioni politiche che non intralcino la legge costituzionale.

Lo Stato italiano sa che i cittadini sono uguali davanti alla legge ma non sempre c'è uguaglianza di fatto. Perciò lo Stato si impegna a far sì che tutti i cittadini possano esprimere le proprie capacità e che non ci sia differenza tra persone di alta società e persone di bassa società. Tutti hanno diritto di essere curati, di imparare a vivere, di esprimersi meglio tramite l'insegnamento scolastico».



Si è trattato di un lavoro importante, poi ripreso in varie forme negli anni successivi, che i ragazzi commentarono così:



“Prima di leggere i 12 articoli fondamentali della Costituzione, pensavamo che era lo Stato che ce l'avesse con noi, mentre ora, approfondendo meglio, pensiamo che certe volte sono le persone che non sono in grado di rispettarli.

Abbiamo letto alcuni articoli che ci sono rimasti impressi. Il primo articolo dice: ‘La sovranità appartiene al popolo ’ e noi eravamo convinti che per l'Italia non contassimo niente, fossimo a valore zero.

Uno dei più belli articoli della Costituzione è il numero 3 che dice che tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di sesso, di razza, di religione, che sono uguali davanti alla legge, anche se non sempre è così. Se un po' tutti cercassero di mettere in atto tutto ciò che è scritto nell'articolo 3, si potrebbe constatare che nessuno è inferiore all'altro.

La legge costituzionale ci ha molto sorpreso per quante belle cose ci sono scritte, che poi non sempre vengono rispettate è un altro discorso. Il punto è questo: in un certo modo lo Stato si impegna a far sì che questi diritti possano essere messi in atto per qualsiasi persona che nasce o vive in questa Nazione.

Leggendo questi articoli abbiamo notato lo sviluppo che si cerca di fare in questo paese, anche se tutti noi dovremmo sforzarci di più per contribuire alla crescita culturale, economica e spirituale dell'Italia. Se tutti noi collaborassimo in tutto ciò vivremmo sicuramente meglio.

Ci siamo soffermati a osservare che nei primi 12 articoli non ce n’è scritto nessuno che riguarda il Presidente e tutte le associazioni politiche. Questo fa sì che qualsiasi persona pensa che la sua parola, le sue opinioni sono importanti, a meno che non intaccano la legge costituzionale.

Abbiamo letto anche altri articoli della Costituzione, per esempio il 13, il 27, il 34.

Nell'articolo 13, c’è scritto che ‘è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà’. Ma in alcune carceri tutto ciò è spesso violato e viene offesa la dignità dell'uomo non solo fisica ma anche morale. Noi abbiamo parenti e amici che hanno subito tutto questo e abbiamo visto che, invece, la Costituzione ha norme per proteggere le persone, in maniera che paghino solo quello che devono pagare e non di più.

Se le persone che rappresentano la legge infrangono la Costituzione, come si vuole che non la infrangano i cittadini che non rappresentano la legge?

Ora che abbiamo letto e riletto gli articoli fondamentali siamo più a conoscenza di quello che possiamo e non possiamo fare. Se si presta attenzione e la si legge con serietà, anche noi possiamo andare avanti meglio, cercando a poco a poco di fare meno sbagli possibile”.
 
 
Questo brano è stato pubblicato su questo Blog il 6 febbraio di quest'anno nell'ambito di una serie di post dedicati alla Didattica a Nisida.
 
Successivamente alla visita di Ciampi, è venuto a Nisida il Presidente Giorgio Napolitano (cfr Conchiglie del 5 febbraio 2012)
 
 
 
Sulla Costituzione, rimando anche al pezzo pubblicato su Zoomsud http://www.zoomsud.it/commenti/44805-la-calabria-e-qla-piu-bella-del-mondoq.html