domenica 18 maggio 2014

L'Europa o della, pericolosa, indifferenza






Un po’ di persone – che ringrazio sinceramente – mi seguono su Zoomsud.
Non sono numeri da capogiro, ma sono del tutto dignitosi.
Questo, di solito.

Una settimana fa circa, ho scritto una piccola cosa per dire: attenzione, quello di cui in questo momento dovremmo davvero discutere, in Italia e soprattutto a Sud e ancor più in terre marginali come la Calabria, è l’Europa.

L’Europa che considero il nostro futuro imprescindibile ma che, così com’è, non basta né al suo al nostro futuro.

Non ho avuto repliche, né a favore, né contro.

Semplicemente, non mi ha letto quasi nessuno.

Come se il tema – oltre l’urlo scomposto e osceno di molti e, per altri, il referendum pro o contro sul presidente del consiglio in carica – non meritasse che un’alzata di spalle di totale indifferenza.


L'immagine si riferisce ad un sondaggio del Corriere della Sera relativo al dibattito televisvo tra i candidati alla presidenza della Commissione europea


venerdì 16 maggio 2014

W l'e-book... Che sarebbe perfetto se...




L'ultimo libro di Nisida, qui in versione e-book. Parole come Pane. La Sintassi di Nisida è stato presentato oggi, al Circolo del Tennis di Napoli, da Daniela De Crescenzo e Cristina Zagaria, insieme a Viola Ardone, Antonio Menna e Anna Petrazzuolo


Riprendo da un blog che leggo con grande interesse – Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada http://blog.mestierediscrivere.com/ – queste considerazioni (il post si intitola Intimissimi libri) che condivido pienamente:

«L’e reader fa parte delle cose che porto sempre con me e che sposto quando cambio borsa, come il portafoglio, la trousse, le chiavi, i fazzolettini di carta. Con i libri e i loro autori vivo una nuova, irrinunciabile, intimità. 

Mi piace anche solo l’idea di poter aprire un libro ovunque, anche solo per tre minuti. Mi piace poter leggere proprio ora il libro di cui ho bisogno per sentirmi meno sola e meno triste o per poter glorificare con la lettura un momento di grazia. Può essere anche il polpettone d’amore o il giallo disimpegnato, come mi è successo nei giorni scorsi. Cerco, clic, arriva, sprofondo. Mi piace ingrandire e diminuire i caratteri secondo la luce, la stanchezza, l’ambiente. Vedere un testo che mi viene incontro, non solo un testo che è lì ad aspettarmi.

Mi piace viaggiare con una biblioteca al seguito, che sta nella tasca del mio zaino già pieno.

Mi piace non farmi scoraggiare dallo spessore di quattro centimetri e affrontare con baldanza e noncuranza cinquecento pagine. Mi piace continuare a leggere finché le palpebre si chiudono, grazie alla leggerezza che tengo tra le mani. Agli editori non chiedo un flipback, ma un ebook che possa anche prestare – non dico a tanti, ma almeno a due –, annotare meglio e in modo più personale. E quelle note, quei brani sottolineati, portarli fuori con facilità perché possano dar vita a qualcosa di nuovo. Per queste cose sarei dispostissima a pagare di più, giuro. L’intimità, la vicinanza, la promiscuità tra libri e lettori. Cari editori, scommettete su questo!»


sabato 10 maggio 2014

Massimo Bray e la Sintassi di Nisida






Quella accanto al ministro Bray*, non sono io, bensì Maria Cristina Sarò.

Ma non sarà facile scalzare questa foto dal numero uno delle mie immagini 2014.


*in giro per il blog, si può leggere della mia stima per chi ha rimesso in piedi i Bronzi

Parole come Pane. La Sintassi di Nisida: è tempo di presentazioni



 
Salone del Libro di Torino (8-12 maggio 2014)
Alessandro Gallo allo stand di Caracò.
Tra i libri esposti anche "Parole come Pane. La Sintassi di Nisida"


Progetti di scrittura in carcere, in Italia, ormai ce ne sono davvero tanti.

Quello di Nisida – a parte la rispettabile anzianità che possiamo vantare in materia – si è affinato nel tempo seguendo una metodologia particolare: quella di fare della narrazione un processo che, dal frammento autobiografico dei ragazzi sfogo, urlo, sussurro che sia), attraverso la mediazione degli scrittori, assuma le caratteristiche dello specchio che, deformando, consente di vedersi meglio e, quindi, di poter ipotizzare un cambiamento di sé: una diversa continuazione della propria storia.

So bene che né la lettura né la scrittura, da sole, salvano alcuno. Ma il (poter/saper) dare senso alle proprie parole, ovvero il riappropriarsi del proprio pensiero, non è solo una crescita cognitiva ma contribuisce fortemente alla maturazione emozionale e relazionale, può spingere a ricomporre i frammenti, indifferenti o disperati del sé, in un’unitarietà più capace di prospettive e di speranza.

E ritengo che progetti come quelli (sulla falsariga di quelli) sboccati nella Grammatica e nella Sintassi di Nisida possano essere positivamente percorribili anche da ragazzi “liberi” ma non per questo più “facili” dei nostri: ragazzi delle scuole, ma anche, dove esistono, degli oratori e di altri eventuali centri aggregativi di un territorio problematico.

Ieri, di Parole come Pane. La Sintassi di Nisida hanno parlato, all’Auditorium del Seminario di Pozzuoli, uno degli autori dei racconti, Paolo Curtaz e don Gennaro Pagano, responsabile del Centro culturale della diocesi (diocesi cui pertiene anche Nisida).

Poiché un libro, una volta che è pubblicato, appartiene soprattutto a chi lo legge, è stato particolarmente bello rivederlo nella lettura di don Gennaro.

Giovedì 15 maggio, alle 18.00, presentazione “ufficiale” alla città di Napoli, al Circolo del Tennis, in Villa Comunale. A parlare della loro esperienza con i ragazzi e le ragazze di Nisida saranno due delle autrici dei dieci racconti di Parole come Pane. La Sintassi di Nisida, Daniela De Crescenzo e Cristina Zagaria.

lunedì 5 maggio 2014

Una bellezza bianca e profumata





Se il pagellino dei fioretti* mi suscitava lo stesso senso di difficoltà dei colletti sempre in disordine (quelli sovrapposti al grembiule, che a molte delle mie compagne stavano sempre al loro posto e a me si giravano a destra o a manca, col fiocco mai centrale), c’era un altro aspetto del mese di maggio che mi lasciava un sentimento di bellezza.

L’altarino della Madonna era d’usanza diffusa. Quello dei miei ricordi apparteneva ad una prozia che, nella sua camera da letto, curava in un piccolo angolo, un’oasi di bellezza: bianca e profumata.

Al tramonto – tolto il grembiule e dismessa la pezza in testa con cui aveva difeso i capelli dalla coda della mucca durante la mungitura, messi tra parentesi per una mezzora marito, figli, parentele varie e varie incombenze – iniziava il rosario e le litanie. Possibilmente con accanto qualche altra donna, una parente, una vicina, una nipote.

Il quadretto della Vergine stava su un centrino di lino candido ricamato e bordato a uncinetto da mani fatate ed era contornato da piccoli portafiori di vetro e porcellana: con dentro tutto quello che le piante del cortile lasciavano sbocciare al sole. Fiori di più colori, ma soprattutto bianchi: rose, biancospini e fior d’angelo.

Chi non ha mai aspirato a pieni polmoni l’odore del fior d’angelo, non sa cosa sia il profumo.




Maggio era il mese dei fioretti.

Iniziava con la consegna, da parte delle suore, di una sorta di depliant bianco, con i bordi lavorati come fossero delle trine e, sulla prima pagina, stampata un’immagine della Vergine. Mai una di quelle meraviglie dei nostri pittori tre-cinquecenteschi – e sì, che ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta – ma una maternità sufficientemente melensa.

C’era enfasi in quella consegna e un’aria che voleva essere di affettuosa solennità e sapeva, invece, di minaccia.

Ogni sera, se durante il giorno s’era compiuto qualcosa di buono oppure e soprattutto s’era evitato qualcosa di male, si poteva incollare il quadratino di una rosa. Un po’ come nelle schede raccogli bollini che supermercati dei supermercati, solo che il bollino non era autoadesivo e, anche chi la scheda la completava – a meno che l’incollo non venisse fatto da qualche madre o zia – produceva un effetto accozzaglia.

Alla fine del mese, poi, tutto veniva portato in processione e bruciato davanti alla statua della Madonna che, nel cortile, stava incassata in una falsa grotta a guardare la vasca melmosa con i pesciolini rossi.

Non mi piaceva il pagellino di maggio. Non credo di averne mai completato uno.

Non perché facessi qualcosa di cattivo. Semplicemente, perché non mi pareva di fare chissà che di bene.

sabato 3 maggio 2014

Scegliere l'Europa






Mi ha fatto una (gran) bella impressione Guy Verhofstadt, intervenuto alla presentazione, a Napoli, dei candidati di Scelta Europea (gran bella sigla) per la Circoscrizione Italia Meridionale.

Concreto, semplice, con una visione generale dei problemi. 
Ha delineato un’Europa federale, con un’unità bancaria e dei mercati finanziario, energetico e digitale e criticato popolari e socialisti, per non parlare degli euroscettici, perché “non tengono fantasia”. Un tocco di napoletanità per una volta gradevole.