sabato 24 gennaio 2015

Il Padrone del mondo, il libro consigliato da papa Francesco






Seguendo i consigli di lettura del papa, ho letto Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson (su internet si trova anche gratis).

Il libro, pubblicato nel 1907, profetizza, per il primo ventennio del 2000, l’Apocalisse: ovvero, la fine del mondo e il ritorno sulla terra del Figlio dell’Uomo. Due eventi concatenati, cui fanno da preludio una fortissima marginalizzazione della chiesa cattolica, ridotta a poche decine di milioni di fedeli, con un papa che, distrutta Roma, vive nascosto a Nazareth e la diffusione di umanitarismo che, in nome dell’uomo, dichiara morto il soprannaturale, salvo costruire, sulla base della propria ideologia, una vera e propria liturgia.

Al carismatico, magnetico, Julian Felsenburgh – una sorta di Anticristo, presidente dell’Europa e, poi, del Mondo – si contrappone la mite determinazione di papa Silvestro, al secolo Percy Franklin, già prete londinese.

Non ha azzeccato tutte le previsioni Benson (per esempio: nel libro, non c’è traccia dell’islamismo), eppure colpisce la veridicità di alcune intuizioni:

-         - Il forte indebolimento del cristianesimo, in un’Europa, culturalmente e politicamente unita.

-      - Lo sviluppo di pratiche nichiliste, quali l’eutanasia (Le pagine letterariamente più belle del libro sono quelle in cui Mabel, una giovane donna di grande sensibilità, si dispone al suicidio assistito per non sopportare le proprie difficoltà emozionale).

-         - Il diffondersi di una sorta di cristianesimo anticristiano, ovvero di un’ideologia che, riprendendo alcune esigenze cristiane (per esempio, quella di fratellanza universale) le svuota del loro senso, centrifugandole in un filantropismo che esclude Dio, l’Incarnazione, Morte e Resurrezione di Cristo, in una sorta di New Age che toglie all’individuo ogni responsabile scelta.

La visione cupa di Benson è una possibile traccia, per i cattolici, per alcune domande da porre a se stessi sulle proprie convinzioni e le ragioni della propria speranza in un’Europa ampiamente secolarizzata, in cui, da tempo, non appaiono sale del mondo, ma polvere scipita e inutile.

L’attuale Europa, a/cristiana o anticristiana (ma, certo, senza “persecuzioni”) se, un lato, rende più difficile dirsi/provare ad essere cristiani (non parliamo di dirsi cattolici: è facile passare per retrogradi reazionari), offre, però, ai cristiani una possibilità in più di purificare la propria fede. Di lasciare gli orpelli e le incrostazioni della storia e di provare a vivere il nucleo fondante del loro credo.

Quanto all’Europa: è proprio certa di non perdere molto non riconoscendo la sua anima cristiana?

domenica 18 gennaio 2015

Le prime pansé






Un giorno d’inverno. Non freddo, ma umido, già intriso della pioggia che, prima ancora di scendere dai nuvoloni grigi, attraversa la doppia sciarpa che prova a proteggere la testa dalle nevralgie.

In una strada anch’essa grigia, fuori al negozio di un fioraio ci sono alcune piantine di pansé.

Soffrono la ruvidezza del vent(icell)o.

Ma, guardarle, è come l’accendersi di una calda scintilla.

È bello vedere, in inverno, che la primavera verrà.

venerdì 16 gennaio 2015

Sottomissione di Michel Houellebecq






Sottomissione di Michel Houellebecq (traduzione di Vincenzo Vega; copertina discutibile; Bompiani editore) è un gran bel libro. Il tasso letterario è alto, lo stile limpido, il periodare fluido e cristallino.

Ma rischia di diventare il libro più importante del 2015 solo per la storia che narra.

Alle elezioni francesi del 2022, tutti i partiti francesi, compresi quelli di sinistra, pur di evitare la vittoria del Front National votano, al secondo turno, per i Fratelli Mussulmani che salgono, così, al potere. Sotto la presidenza di Mohammad Ben Abbes, succeduto ad Hollande, la Francia diventa un paese islamico, dove i professori universitari (come il protagonista del romanzo, studioso appassionato di Huysmans)) devono, se vogliono continuare a insegnare alla Sorbona, convertirsi, e le studentesse, dopo decenni di scollature e minigonne, tornano a coprirsi, prima di chiudersi in casa, come loro seconda, terza o quarta moglie.

L’Europa – stanca, invecchiata, priva della forza creativa che ha mostrato in altri tempi, indebolita dal nichilismo del suo pensiero, dall’indifferenza dei suoi atteggiamenti e dal sesso senza anima né prospettiva (non solo di figli, ma anche di relazione emozionale e di condivisione esistenziale), priva di una sua religione identitaria, come lo è stato il cristianesimo medioevale cui non è ipotizzabile tornare – si suiciderà, consegnandosi all’Islam che spegnerà i suoi Lumi? Si sottometterà rinunciando al libero arbitrio, ovvero al più faticoso aspetto della sua cultura?

La profezia distopica si avvererà?

Il libro di Houellebecq è – ripeto – un gran bel romanzo ed è un piacere leggerlo.

Ma è anche una provocazione intelligente su una fase storica in cui, alcuni evidenti altri sottotraccia, si intrecciano snodi epocali.

E’ improprio parlare di guerra di religione (il cristianesimo ha da secoli ormai, evangelicamente, rinunciato a “imbracciare” la propria fede, quindi ci sarebbe solo un contendente in campo). Ed è improprio parlare di un conflitto di civiltà (di cui l’Europa farebbe volentieri).

Ma che, ciò nonostante, ci sia una guerra in atto sta (purtroppo) nella realtà e questo libro ne illumina alcuni aspetti.