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domenica 16 agosto 2020

Che cosa avremmo dovuto imparare dal covid

 

Due cose più di altre avremmo dovuto imparare nei mesi in cui il covid 19 ci ha costretti a casa. (Ma non pare l’abbiamo fatto).

La prima è che siamo tutti nello stesso mare. E se la tempesta “normale” colpisce diversamente chi sta su una zattera e chi sta su uno yacht, il maremoto affonda tutti. Abbiamo, insomma, un destino che sempre più, in questo rivolgimento della natura (naturale o meno che sia) verso gli uomini, è comune: con tutte le conseguenze di giustizia, uguaglianza, solidarietà che ciò comporta.

La seconda è che è grande virtù saper stare da soli. Che non è vivere isolati e, tantomeno, pensare di farcela da se stessi, senza o anche contro gli altri. Ma è riuscire a stare con i propri pensieri e le proprie emozioni. Con in mano un libro o tinteggiando una parete o piantando il basilico o preparando una marmellata, o mettendo in ordine uno scaffale. Senza schermi di protezione rispetto a se stessi, all’elaborazione e rielaborazione del proprio mondo interiore.

Diceva Blaise Pascal che «tutta l'infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non sapere starsene da soli, in una camera». Questa sarebbe (stata) l’occasione propizia per imparare a permanere con se stessi, da soli, in una stanza (tanto meglio, se in un giardino, su uno scoglio, in un bosco). Sarebbe (ancora) il modo (migliore?) per imparare che dobbiamo stare con gli altri in maniera diversa da come lo siamo stati fino ad ora. Che alla mancata stretta di mano, all’abbraccio assente può corrispondere una profondità di scambio che innesti non chiacchiere ma vita.

lunedì 16 marzo 2020

Cronache da un'epidemia 7




Giorni in cui si stringe lo spazio (la costrizione rende pesante permanere in una casa grande e confortevole, figuriamoci in ambienti piccoli e non accoglienti) e si dilata il tempo. Ore e ore libere, ma confinate nelle mura d’una casa. Alla lunga, non pochi rischieranno di perdere i ritmi normali della veglia e del sonno, dei pasti, del lavoro e del riposo. Saranno in molti a svegliarsi chiedendosi: ma che giorno è?

Non è facile affrontare il tempo medio: se ci si mette a pensare, come realisticamente chiaro, che quest’anno si salta Pasqua, un po’ di depressione arriva a tutti. Ma non si può eludere l’oggi (come vivere l’attuale quotidianità) ed è tempo di inventarsi il futuro. Quando saremo (come ironizzava un tempo Moretti per i pci-pds) uguali e diversi. Uguali perché, fondamentalmente, anche nella diversità dei contesti, le persone sono sempre buone o cattive, intelligenti o stupide, egoiste o generose. Diversi perché la variazione del contesto non è cosa da poco.

Quando la pandemia sarà superata, l’Europa, l’Italia, il mondo non saranno com’erano. Probabilmente la frattura sarà più forte che tra prima e dopo la Grande Guerra, prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una frattura epocale, un po’ quella (immaginaria, ma significativa) dell’Anno Mille. Ci sono scenari ancora troppo in fieri, altri che possiamo cominciare a prevedere. A livello più generale e nel contesto in cui viviamo.

Per esempio, un po’ dovunque, ma a Sud, soprattutto, la lunga mancanza di scuola, sebbene surrogata con la didattica a distanza, potrebbe lasciare più indietro bambini che non possiedono supporti tecnologici né famiglie che li appoggino nella lettura e nello studio. Ed è ampiamente presumibile che non siano certo diminuite in questo periodo quelle problematiche psicologiche, sociali, economiche che già contribuivano a mettere alcuni minori a rischio devianza.