mercoledì 13 marzo 2013

Solitudini romane






Chiuse le porte della Sistina, i cardinali attenderanno al loro compito – un nuovo Papa per la Chiesa – isolati dal mondo, eppure non soli. Ben oltre lo sprezzo di chi deride, le spallucce degli indifferenti, la curiosità benevola, le supposizioni più o meno strampalate, le attese genuine di chi, anche non cristiano, agnostico, d’altra religione e/o ateo, è disponibile ad accogliere con fiducia un segno di speranza per il mondo intero – si sanno sostenuti dallo Spirito di Dio e dalla preghiera di milioni di cattolici sparsi nel mondo, anzi da quella comunione dei santi che comprende vivi e morti, passato e futuro.

Su un altro Colle di Roma, l'operosa solitudine di un Presidente che - con in mano la bussola della Costituzione -  prova ancora ad arginare la deriva dell’Italia.

lunedì 11 marzo 2013

Le idee "vincenti" e quelle "buone"






Assisto al post elezioni, come una parte degli italiani (tantissimi, tanti, così così, pochi?), con la preoccupazione di un baratro lì pronto a risucchiarci. Incredula delle varie e differenti irresponsabilità delle forze politiche, apparentemente attente più alla loro (presunta) sopravvivenza e/o avanzamento piuttosto che alla salvezza – ché di quella si tratta – del Paese.

Mi pare(va) che l’Agenda Monti (agenda Ichino, forse) desse delle dritte buone.

Le idee, parlando di elezioni, sono vincenti o perdenti in relazione ai risultati.

Ma, se sono buone,  se valgono rispetto agli ipotetici effetti attesi, tali restano.

Nonostante i (non molti) voti ricevuti.



domenica 10 marzo 2013

I 9 Racconti più 1 de La Grammatica di Nisida


Sono grata a ciascuno, e a tutti gli Autori che hanno, durante quest’anno scolastico,  partecipato al progetto di Scrittura e di Lettura dell’IPM di Nisida: Viola Ardone, Luigi Romolo Carrino, Daniela de Crescenzo, Maurizio de Giovanni, Alessandro Gallo, Antonio Menna, Tjuna Notarbartolo, Anna Petrazzuolo, Patrizia Rinaldi. E, naturalmente, a Luisa Mattia, che ha scritto la prefazione del libro, che ne raccoglie i contributi e a Mario Gelardi e a tutti i collaboratori della casa editrice Caracò che stanno per “licenziarlo” (uno dei pochi casi in cui il termine è bellissimo) e agli autori de La giusta parte che, rinunciando ai loro diritti, hanno reso possibile la versione cartacea (non in commercio) di questo nostro nuovo libro. I cui  autori, a loro volta, (la cui partecipazione è stata del tutto gratuita) rinunciando ai diritti, renderanno possibile – grazie alla vendita della versione online – il lavoro cui ci dedicheremo il prossimo anno.

Come ho scritto nella postfazione, il complesso progetto didattico di quest’anno «ha provato a fare del percorso di recupero della grammatica una narrazione piena di senso: i termini della lingua, articoli, nomi, congiunzioni, come tasselli del pensiero che non solo descrive, ma è anche in grado di interpretare e, quindi, di poter trasformare la realtà. La propria, soprattutto».

Ai 9 racconti, ciascuno centrato su una delle tradizionali parti del discorso – scritti dai nove autori sulla base di quanto prodotto in classe dai ragazzi e dalle ragazze di Nisida – si accompagnano ampi stralci dei contributi dei ragazzi e un  Decimo racconto «su una qualificazione, talvolta rivendicata, talaltra giustificata, in altri casi ancora subita, ma comunque tra le più presenti nella vita dei ragazzi di Nisida», ovvero il loro essere considerati, già da piccoli, in linea pregiudiziale, in quanto appartenenti a certe famiglie, “camorristi”.

venerdì 8 marzo 2013

I vantaggi della festa della donna



Le mimose, quelle mi piacciono. Molto.

Sono allegre, esaltano l'azzurro quando c'è e spezzano il grigio, quando, come quest'anno, l'inverno si prolunga in una scia di nebbia uggiosa, pioggia, vento, freddo.

Della festa della donna mi interessa molto poco, come di tutta una serie di consimili (degli innamorati o della mamma - che evidentemente è altra cosa dalle donne).

Ma oggi ne ho tratto un vantaggio. Piccolo, ma non disprezzabile.

Torno a casa dal lavoro con l'idea di preparare le pappardelle borboniche (pare i re napoletani le usassero in pranzi di gala, ma è una cosa semplice, olio, aglio, prezzemolo, peperoncino, capperi, mozzarella e limone), però mi mancano... le pappardelle.

Entro in un supermercato e, nella fila per pagare, il signore prima di me, non  giovanissimo, ha ben due carrelli pieni zeppi. Pazienza: dovrò perdere qualche minuto in più.

Ma il signore mi indica di passare per prima. Poi allarga le braccia e, con un tono rassegnato, quasi volesse giustificarsi con se stesso, commenta: "E' la festa della donna".


Quello che ho scritto su Zoomsud http://www.zoomsud.it/commenti/48820-quanti-piedi-di-donna-hanno-calpestato-la-terra-di-calabria.html


lunedì 4 marzo 2013

4 Marzo




Il mio 4 marzo.

Su Zoomsud L'ultimo rumore delle onde alla prima curva dello Jonio http://www.zoomsud.it/commenti/48462-la-prima-curva-dello-joinio.html

Una nonna in più



“Datti una regola; seguila. Rispetta gli orari. Se qualcuno ti è contro, procura di fartelo amico. E ricordati: a un prete si perdona tutto: tutto, meno la mancanza di generosità”.

Il giovane don S., fresco di prima messa, arrivò a San Pantaleo(ne), con in mente il viatico dell’anziano don Q., la cui cecità, in seguito alle schegge che un bombardamento gli aveva conficcato negli occhi, non aveva attutito l’imperiosa autorevolezza né sminuito l’attenta generosità della gioventù.

Era l’estate del ’46 e il paesino, poche case arroccate in salita, era ancora lo stesso borgo isolato che, fino a pochi anni prima, aveva ospitato alcuni confinati politici del regime fascista. Per raggiungere Reggio, bisognava andare, a piedi fino a San Fantino – solo pochissimi fortunati potevano pagarsi la vettura a cavallo – a prendere la corriera a San Lorenzo. Nella piazza, insieme alla chiesa che aveva una piccola canonica, si affacciavano il macellaio e lo scarparo. Nelle case, poverissime, le bestie, capre e maiali, convivevano con le persone. E due o tre case-ville, proprietà di baroni, di sangue e di denari.

Nella famiglia dei F., già il nonno era stato medico; dei nipoti maschi – i figli erano tutti morti – l’unico ancora vivo, era farmacista in un paese dell’Aspromonte. Socialista, fissato con l’istruzione per tutti – sosteneva animatamente con don S. che i bambini dovevano essere tutti tolti alle famiglie e messi in collegio, prima che la vita ne differenziasse i destini. Aveva una serva, che in tutto gli teneva commodo. Più volte le aveva detto: “Se muoio, prima ti prendi i soldi e poi chiami mia sorella”; così, quando si sentì male col cuore, lei pensò prima a ripulire la casa e poi a chiamare il medico: si salvò per miracolo.

L’unica sorella del farmacista, la signorina M., abitava in un’ampia casa davanti alla canonica. Aveva una serva-governante-amica-padrona che la rimproverava continuamente di distribuire troppi beni a chiunque andasse a chiedere e di offrire il caffè, preparato in abbondanza di primo mattino, a tutti quelli che arrivano durante il giorno, anche ai coloni, nelle cichere di porcellana. Non c’era famiglia del popolo che non si fosse fatta battezzare un figlio né ragazza che non avesse avuto qualche aiuto per la dote. Ogni mattina andavano insieme alla prima messa ed era la serva a portare nelle case di tutti il pane di ceci che, per devozione, la signorina impastava ogni anno per la festa di Santa Rita. Educata dalle suore in un collegio di città e fortemente religiosa, la signorina M. aveva il grande cruccio di non essersi sposata. Non è che avesse rifiutato qualcuno aspettando un partito migliore. Semplicemente, nessuno l’aveva voluta: perché era troppo brutta. Cosa che s’era sentita ripetere per anni, in contrapposizione alla sorella, lei sì bella, morta giovanissima, con il sotteso, e talvolta biascicato: “Ma, Dio, non si poteva prendere a te?”. Non aveva alcuna delle acidità attribuite alle zitelle; piuttosto un'intelligenza viva e uno sguardo attento, che univa ironia e compassione, ne accrescevano l'indipendenza dei giudizi, la libertà dello spirito.

Don S. arrivò in parrocchia insieme alla sorella, una ragazza di meno di venti anni, dalla lunga treccia bionda e dagli occhi verdi, che da subito entrò nelle simpatie della signorina M. Sbrigate le faccende domestiche nelle due stanzette della canonica e preparato il pranzo, la giovane si trasferiva ogni giorno nella più ampia casa dall’altra parte della piazza. Per la signorina fu l’amicizia fresca e giovane che il paese non le concedeva, per la ragazza come poter frequentare la scuola che tanto avrebbe voluto continuare e, nello stesso tempo, trovare una madre più amica di quella che l’aveva messa al mondo.

Quando don S. venne trasferito ad una parrocchia più vasta e importante, alle due donne non restò che versare lacrime senza fine per una separazione che sapevano definitiva. Si videro solo una volta, quando la signorina M. era ormai prossima alla morte e la sorella di don Santo aveva ormai una figlia grandicella. Che guardò la signorina M. con il panico che la vecchiaia, quando mostra le offese dell’istupidimento, suscita in occhi troppo avidi di giovinezza. Le sarebbero voluti molti anni ancora per riconoscersi nipote (anche) di quella terza nonna.
 
Pubblicato su Zoomsud col titolo: Il racconto. La terza nonna  http://www.zoomsud.it/commenti/48455-il-racconto-la-terza-nonna.html
 
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sabato 2 marzo 2013

Ciao, Rob


 
 
Cinque anni dopo.

E mai un giorno d’assenza dall’aula che respira il suo nome e il suo sorriso.

Mi sarebbe piaciuto che fosse proprio il 2 marzo, ma uscirà comunque a breve La grammatica di Nisida, l’ultimo nostro lavoro dedicato a Roberto Dinacci.